La Storia 1974. Caterina e Nicolino Zecchini, fondano la «Linotipia Zecchini»,
un'azienda che produce composizione a caldo per l'editoria. Dopo appena quattro
anni la forza-lavoro puo' contare su cinque linotype e sostenere un'adeguata produzione,
fornendo alcuni tra i piu' grandi editori italiani. Per sviluppare il mercato
del settore della stampa commerciale l'azienda affianca pure una macchina da stampa.Nel
1978, la prima svolta: seguendo i primi sviluppi dell'elettronica digitale, l'azienda
investe negli impianti di fotocomposizione e cambia denominazione in «Datacompos».
Le ambizioni verso il grande campo della prestampa fanno si' che l'azienda si
sviluppi abbracciando tutte le fasi, dalla progettazione al prodotto finito. Ma
nel 1997, l'amore e passione della famiglia verso la grande musica, induce i figli
dei fondatori a intraprendere la fusione tra due nobili arti: Grafica e Musica.Nasce
la «Zecchini Editore» che esprime immediatamente l'impronta di casa
editrice destinata alle pubblicazioni importanti intorno alla musica classica.Nel
1999, un altro passo importante viene compiuto dalla casa editrice che acquisisce
«MUSICA», l'autorevole testata italiana di cultura musicale e discografica
fondata da Umberto Masini nel lontano 1977. A conferma di questa autorevolezza,
ogni anno, MUSICA, partecipa nella prestigiosa cornice del Palais des Festivals
di Cannes, come giuria dei Midem Classical Awards, premiando i piu' grandi nomi
della musica classica a livello mondiale. Il mensile si forgia ora di ben quaranta
collaboratori e una direzione capace, con uno sguardo sempre verso il futuro.
Nel 2005 la casa editrice unisce le proprie forze insieme all'amico Gaetano Giuffre',
un uomo di grande esperienza editoriale che dara' preziosi consigli alla Zecchini
Editore. Proprio questa unione di singole capacita' riuscira' a portare l'azienda
ai traguardi prefissi, producendo non solo carta stampata ma anche supporti musicali.
Grandi critici, maestri e interpreti-artisti di fama mondiale quali Piero Farulli,
Riccardo Muti, Sir John Eliot Gardiner, Claudio Abbado, Piero Rattalino, Giuseppe
Gaccetta, Jordi Savall, Alberto Cantu', Cord Garben e altri ancora, siglano i
nostri prodotti editoriali apprezzandone pregi e qualita'. Le nostre pubblicazioni
rispettano tutt'oggi la genuina espressione di «arte grafica e arte della
musica» e nascono soprattutto dalla vera passione. Una forza interiore firmata
Zecchini Editore. Paolo e Roberto Zecchini.
Nella musica, c'e' il mistero dell'esistenza umana? La musica, si dice, apre altri
mondi: ma che cosa succederebbe se i suoni avessero davvero la facolta' di sospendere
lo spaziotempo? e' quanto, con mercuriale verve burlesca, cerca di raccontare
Alessandro Zignani nel suo nuovo romanzo, Il divertimento e l'estasi. In una Schattenburg
densa di ombre mitteleuropee, il celebre pianista Niso viene invitato a celebrare
il bicentenario mozartiano. Niso deve la sua fama ad una singolare proprieta':
sa trasformare le note in esseri animati, capaci di rendere danza le astratte
strutture della musica. Lo accompagnano sua moglie, Euriala, figlia di Casimiro
III del Tönmeister, i cui orecchini possono captare le vibrazioni elettromagnetiche
che le Storie lasciano nell'aria, e Pinuccio, accordatore. Ad attenderli, al Teatro
Nazionale, ci sono il Sovraintendente Frantisek Smetacek, il maestro Eulogio Belial,
il tenore Ettore Dominici, ed altri bizzarri personaggi. Presto, i protagonisti
si accorgono di essere capitati alla fine dei tempi: un nugolo di formiche, infatti,
percorre l'antica citta', distruggendone i monumenti storici cui, in occasione
della ricorrenza, sono accorsi in visita personaggi illustri, quali, per esempio,
Bianca di Westfalia insieme alla centoduenne Regina Madre. Parallelamente, le
televisioni ed i computer di Schattenburg impazziscono, proponendo scenari surreali,
nel mentre gli artisti piu' in vista della cittadina -- come Martinus Botero,
drammaturgo con un dialogo per capello -- esibendosi in comportamenti quanto meno
disdicevoli, dimostrano di essere stati afferrati da una potenza oscura. Tocchera'
ai Nostri, insieme agli alleati reclutati per via -- Cornelia Stolzmann, con i
suoi Minidrammi; Mathias Wilhelmi, paleografo musicale capace di scoprire, sotto
alle note, segreti messaggi subliminali; Tommaso Lacan, fondatore del Laboratorio
di Epistemologia Impossibile -- entrare nella Dimensione Parallela, per scoprire,
in un'atmosfera da opera rossiniana, il complotto demoniaco scatenato, grazie
alla musica, da un Artefice occulto. Forse, riusciranno a scoprire che nei suoni
viene svelato anche il mistero dell'esistenza umana?
Schumann: Robert and Clara e' un profilo biografico in cui le vite di due sposi
che furono, lui, uno dei piu' grandi compositori del suo tempo e, lei, la piu'
grande pianista dell'Ottocento, la sola ritenuta grande anche in confronto con
i pianisti maschi, vengono viste nel loro intersecarsi esistenziale, nelle loro
profonde differenze di carattere, nelle loro sinergie artistiche, nei loro insanabili
conflitti. Contrariamente a cio' che capita nelle biografie di Schumann, che non
prendono in considerazione il lungo periodo della vedovanza di Clara, Schumann:
Robert and Clara esamina la vicenda umana, tragica, di Clara dal 1856 al 1896
e la sua vicenda artistica, fulgida. Tanto piu' importante e' oggi porre in luce
la grandezza dell'arte di Clara in quanto il Novecento ha pienamente rivendicato
la dignita' dell'interprete. E sebbene di Clara non ci sia rimasta alcuna incisione
su rulli di cera, gia' esistenti ai suoi tempi, la sua azione e la sua posizione
nella storia culturale del concertismo puo' essere ricostruita e valutata in tutto
il suo altissimo significato. Quattro postfazioni, che il lettore puo' accogliere
o cancellare dalla sua memoria, danno poi la parola ai due protagonisti e a due
importanti comprimari di questa storia affascinante. ESSERE E NON ESSERE. Tra
il Seicento e l'inizio dell'Ottocento, nei paesi di lingua tedesca e non solo
tedesca moltissimi musicisti furono figli di musicisti, quasi tutti i grandi musicisti
furono precocissimi, quasi tutti furono eminenti virtuosi di uno strumento. Robert
Schumann, nato nel 1810, non fu figlio di musicisti, non fu precoce e non fu un
virtuoso. E' singolare pero', ed e' segno di tempi nuovi, che a tre anni di distanza
da lui nascesse nella sua stessa terra, la Sassonia, un altro grande musicista
che non fu figlio d'arte, che non fu precoce e che non fu un virtuoso: Richard
Wagner. A dire il vero gia' Mendelssohn, nato nel 1809, aveva sconvolto per conto
suo la statistica perche' era venuto al mondo nella ricca dimora di un banchiere;
ma Mendelssohn fu precoce quanto Mozart ed ebbe una formazione musicale completa,
ad un punto tale che verso i vent'anni era pianista e direttore d'orchestra tra
i migliori del suo tempo ed era in grado di promuovere un evento di portata addirittura
epocale come la prima esecuzione "moderna" della Passione secondo Matteo
di Bach. Schumann e Wagner sconvolsero invece la statistica ab imis perche' la
loro vocazione di musicisti fu tardiva e la loro formazione irregolare e in gran
parte autodidattica. Wagner, che non era un abile esecutore su nessun strumento,
divenne pero' un virtuoso della direzione d'orchestra, un grande, geniale interprete,
oltre che delle sue, delle partiture di Beethoven e di altri autori. Schumann
tento' la carriera del pianista e la carriera del direttore d'orchestra, miseramente
cadendo, come vedremo, in entrambe. In compenso, oltre che grande compositore,
fu grande scrittore, cioe' grande critico. Ma come musicista "pratico"
conseguì un sostanziale, doloroso e drammatico fallimento.
Un racconto che dura una notte, dal sorgere della luna al fiorire dell’alba.
E sulla spiaggia, seduto ad un pianoforte bianco, un geniale pianista suona, ripercorrendo
sui tasti lo spartito invisibile della propria vita. Una vita scandita dal ritmo
d’una contrastante, sanguigna suite, dove riecheggiano le opere tormentate
di Beethoven e i notturni melanconici di Chopin. Una vita sorta su radici friabili,
di sabbia, per divenire sempre piu' solida e tenace. e' giovane, ma ha conosciuto
la Morte e l’Amore. E su tutto, ha vinto con la Musica… La sua Musica,
una “voce divina” che soltanto lui puo' inventare e suonare, un’essenza
che alita in ogni pagina e domina su ogni gesto, ogni parola. Giunto in America
dopo la morte dei genitori, il danese Patrick Welz riprende a comporre, inventando
metodi rivoluzionari che ne rive-lano l’immenso talento. E mentre percorre
il suo cammino musicale, una forza misteriosa irrompe nella sua vita - una donna,
la musica stessa, la follia? -, costringendolo a penetrare in segreti dal sapore
occulto, dove un’onda del mare puo' incarnarsi in una vecchia e sogni tormentati
possono divenire un presagio di morte. Cosa si nasconde, dietro a visioni ora
ineffabili, ora terribili? Dove lo condurra' l’amica inquieta, simile ad
una belva in caccia, capace di leggere il nome degli uomini nelle loro mani? Cosa
si cela dietro il suo tormento? E quella musica meravigliosa e diabolica che gli
pervade i sogni… a quale tempestoso ingegno l’ha rubata?
Da Farinelli a Camilleri. Dal Settecento al Novecento. Dai prodigi del piu' celebre
castrato (la “Voce regina” del film di Ge'rard Corbiau con Stefano
Dionisi ed Enrico Lo Verso), alla musicalita', ora scabra come l'arsa Sicilia,
ora scatenata e surreale (Catarella) del padre famosissimo di Montalbano. Sono
quattordici scritti. Meglio. Quattordici “storie di parola per musica”
quanto a temi e qualita' affabulatoria della prosa di Cantu'. Prose dove la “passion
predominante” e' il melodramma. Dalla Commedia giocosa (Cimarosa), con le
sue ferree regole teatrali, a Gluck, guardiacaccia per nascita e intellettuale
per vocazione, a lavori su Cristoforo Colombo dove si privilegia un libretto del
grande Felice Romani. Da Verdi, con la censura romana che mette la mordacchia
al Trovatore, a Puccini, cuore del volume con un ampio “trittico”
su Madama Butterfly, La fanciulla del West e Turandot incluso il nuovo finale
di Luciano Berio. Musica e teatro musicale, pero', vedono, pagina dopo pagina,
un gioco continuo e illuminante di specchi con la letteratura e la pittura. Cosi'
gli umori comici della “fiaba teatrale cinese” Turandotte di Carlo
Gozzi sono messi a confronto con il rituale tragico e crudele, con il gelido cerimoniale
novecentesco della Turandot pucciniana. Si indagano le “corrispondenze”
fra Debussy, l'Impressionismo e il Simbolismo e il rapporto tra la fine secolo
e il “male di vivere” di Ciaikovski nel balletto Il lago dei cigni
e nella Quarta sinfonia. La “commedia campestre” Liola' di Pirandello
viene letta come un melodramma buffo (Giuseppe Mule' ne fara' un'opera). Scerbanenco,
re del noir italiano e milanese, e' radiografato mentre “compone”
il suo romanzo I ragazzi del massacro usando procedimenti musicali: il “motivo
conduttore” della nebbia. Come scrive Carli Ballola nella Prefazione, in
questi scritti, “da protagonista, il critico musicale si fa alleato prezioso
di quello letterario in una simbiosi che, nel mondo della cultura odierna, incline
alla settorialita', non e' facile a trovarsi”.
Se si scorre il catalogo delle opere di Prokofiev si capisce subito quanto vasti
fossero i suoi interessi di creatore: opere, musiche di scena, sinfonie, concerti,
lavori sinfonico-corali, da camera, solistici. Nessun grande compositore del Novecento,
e nemmeno dell’Ottocento, presenta una cosi' ampia sventagliata di generi
trattati o, meglio, nessuno ha lasciato tracce profonde in ogni campo della musica.
Per trovare un altro Prokofiev bisogna risalire al Settecento e imbattersi in
Mozart. Sia Mozart sia Prokofiev sono innanzitutto drammaturghi e in ogni fase
della loro attivita' compongono opere liriche. Ma, al contrario di un Verdi o
di un Wagner, non concentrano nel teatro tutto il loro impegno creativo. I tempi
di Prokofiev non sono in verita' i tempi di Mozart. Il pubblico del Settecento
“consuma” almeno al 90% musica contemporanea e chiede al compositore
novita' e novita', il pubblico del Novecento e' soprattutto consumatore di musica
stagionata e chiede all'interprete cio' che l’avido dente del tempo non
ha potuto sgretolare. Percio' Prokofiev, peraltro fecondissimo creatore, compone
molto meno di Mozart. Pero' e' “mozartiano” di spirito e si misura
anche in un campo, la musica da film, che per ragioni anagrafiche non compariva
nel cosmo mozartiano. Possiamo d’altra parte dar per certo che, se fosse
stato al servizio di un principe-arcivescovo, Prokofiev avrebbe scritto musica
sacra in quantita'. Musicisti, entrambi, intus et in cute. Entrambi, ben consci
del loro genio, arroganti in quanto uomini. Tormentati entrambi in vita, entrambi
indomabili, entrambi, in senso lato, libertini di spirito. Di Mozart sappiamo
ormai tutto quel che era possibile sapere. Di Prokofiev non ancora. Ma e' compito
imprescindibile del XXI secolo studiarlo e capirlo.
Chi sono gli intellettuali? A che servono e come sono fatti? Li si puo' riconoscere,
ci si puo' fidare, qualcuno li ha traditi? Che succede in queste pagine di tanto
sconcertante? Tutto. Perche' le parole possono essere abitate, ascoltate, deluse.
Premiate. Questo libro e' un luogo nel quale ci si puo' perdere e ritrovare perche'
narra di una societa' che gli uomini hanno reso invisibile, di storie immaginate,
di personaggi cinici e fragili, protagonisti di un continuo alternarsi tra commedia
e dramma giocati sul filo del rasoio. Neppure Edgar Vare'se, Leonard Bernstein,
Sigmund Freud, Zygmunt Bauman - voci fuori campo -riescono ad infondere sicurezza
alle figure di un teatro che cambia spesso scena, tanto vivace quanto profondo
e lesto nel generare la curiosita' dei lettori, anch’essi parte di questi
scritti fatti di lealta', paure, contraddizioni, desideri. Ma anche sberleffi
e sfotto' espressi attraverso una scrittura sottile ed elegante, corposa, addirittura
squisita nel descrivere i duelli tra intelligenze pronte a tutto. E se i compiti
degli intellettuali sono misteriosi, a cosa potra' mai servire la Musica? Ai quesiti
si risponde sorridendo, a volte affidandosi ad un'esagerazione mai superficiale
e ad uno stile che sfiora il fiabesco ed il non-sense, il noir ed il romanzo d'avventura,
la fantascienza e la poesia. Una carrellata di artisti anomali e goffi, di uomini
forti ma deboli, di anime alla deriva folli e innamorate, di saggi venditori di
sogni e compositori inetti piegati al volere di un Destino beffardo e crudele.
Ballate, dialoghi, canzoni e racconti dove il senso pratico del vivere cede il
passo all’irrazionalita' ed alla bellezza di cio' che non e' logico, e mai
potra' esserlo. Quadri senza cornici, che lo scrittore appende obliqui al muro
della stravaganza.
Nei Grotesques de la Musique il mondo della musica puo' diventare un incubo. Molto
presto ci imbattiamo in orchestre che preferiscono dare le spalle al direttore,
spregiudicati fabbricanti di pianoforti del tutto sprovvisti di tasti neri, dame
stravaganti che grattano via dagli spartiti i bemolli superflui, sedicenti virtuosi
che non riescono a produrre una sola nota dal loro strumento, primedonne dispotiche
che presumono di correggere le opere di Mozart. E poi ancora critici sommersi
da perenni ondate di musica sgradita, sale teatrali che gemono sotto il peso di
opere mastodontiche ed inutili. Pur non risparmiandoci nessuno dei gironi infernali
dove sono ospitate tutte le demenze e tutte le manie provocate dalla musica, in
questo libro sorprendente Hector Berlioz trova il modo di mettere a nudo anche
il suo cuore. E lo fa collezionando esilaranti resoconti di viaggio, surreali
episodi tratti dalla Parigi del suo tempo, irritazioni furibonde contro la stupidita'
che stringe in una morsa il mondo moderno.
Pubblicato per la prima volta nel 1859 Les Grotesques de la musique viene proposto
soltanto adesso al lettore italiano. e' la scoperta di uno scrittore degno di
stare a fianco di Baudelaire o Flaubert, un letterato altrettanto visionario del
musicista che tutti noi conosciamo.
“Perche' tante musiche di Johann Sebastian Bach fanno pensare a relazioni
ignote, a luoghi utopici, a dimensioni interminabili?”. Forse perche' in
esse non vi e' nulla che rimandi direttamente a elementi e aspetti riconducibili
a pratiche storiche dell’attivita' musicale. Eppure la musica di Johann
Sebastian Bach e', per unanime convinzione, una musica tecnica, legata ad una
pratica addirittura secolare, ad un artigianato che sembra avere poco a che spartire
con le profondita' metafisiche. Come e' possibile, allora, che la sua arte affascini
ancora oggi milioni di ascoltatori e inquieti per la sua semplice complessita'?
Tante sono le domande alle quali bisognerebbe rispondere, e tuttavia lo scandalo
di Bach e della sua musica continua ad accompagnarci, ancor piu' oggi che la sua
biografia ci schiude una nuova immagine (per dirla con Buscaroli), una nuova umanita'
e nuovi scopi di artista. Proprio la fantasia e l’imprevedibilita' della
musica Bach hanno ispirato la forma insolita del saggio, che vuole idealmente
richiamarsi, in un gioco letterario/musicale alle sezioni a canone, ai divertimenti,
agli stretti (come nel capitolo finale dove si “stringono” tutte le
idee esposte in precedenza). Ai capitoli in prosa, inoltre, si alterna un’altra
modalita' dello scrivere (e del pensare): il dialogo, nel quale due personaggi
si trovano a discutere di problemi connessi al pensiero musicale bachiano, delineando,
a poco a poco, alcune delle caratteristiche che realmente separano Bach da tutti
gli altri compositori. Ma nessuna ipotesi o intuzione ha valore finale o decisivo,
perche' - come ci insegna il Signor K. - la via migliore per avvicinarsi alla
realta' e' quella di lasciarsi sedurre dal un sano esercizio del dubbio.
A Parigi nel 1859 la resurrezione dell’Orfeo ed Euridice al The'âtre
Lyrique assunse le proporzioni di un successo senza precedenti. Del clima di incontenibile
entusiasmo che saluto' il capolavoro di Gluck nella ripresa curata da Hector Berlioz
e cantata da Pauline Viardot ci informa perfino Gustave Flaubert: “Questo
inverno sono stato due volte a teatro, due volte per ascoltare la Viardot nell’Orphe'e.
E’ una delle piu' grandi cose che conosca. Da molto tempo non provavo un
tale entusiasmo.” In questa raccolta di lettere e' possibile seguire giorno
per giorno la preparazione di un evento musicale del tutto eccezionale, come pure
si puo' riconoscere i segni della passione che infiammo' Berlioz. Le lettere indirizzate
alla cantante che avrebbe interpretato il ruolo di Orfeo e che avrebbe dovuto
interpretare la nuova opera di Berlioz, si rivelano come un documento dai risvolti
sconvolgenti. In Pauline Viardot ne'e Garcia il musicista fa convergere l’immagine
dell’unico ristoro a tutti i mali che lo stanno straziando. E’ lei,
proprio lei, l’Orfeo che puo' condurlo in salvo dagli Inferi. Se non fosse
che l’orizzonte brulica di presenze inquietanti, fra cui si stacca importuna
l’ombra di Richard Wagner... Dopo i Grotteschi della musica ecco un libro
di Berlioz ancor piu' sorprendente. A dargli forma e' stavolta l’epistolario
del musicista, mai oggetto fino ad oggi di una traduzione italiana. Alle lettere
- precedute da una lunga trasvolata compiuta dagli antri della Grecia classica
ai salotti aristocratici e ai palchi d’opera della Parigi del XIX secolo
- si affiancano i due articoli che Berlioz consacro' ai trionfi di Orfeo.
Nella Vienna dei primi anni dell’Ottocento, dove l'eco della scomparsa di
Mozart ancora non si e' spenta, incontriamo Salieri, Haydn, Beethoven, Napoleone,
l’imperatore Francesco II, e poi le grandi famiglie degli Esterházy,
dei Lischnowsky. Una citta' cosmopolita in cui artisti, poeti, musicisti, attori
sono le voci narranti di storie vere e immaginarie che raccontano frammenti di
un grande destino, quello di Schubert. Uno ad uno compaiono gli amici piu' fedeli,
Josef e Anselm Hüttenbrenner, Josef Kenner, Franz von Schober, Josef von
Spaun, Eduard von Bauernfeld, la delicata Therese Grob, ma affiorano anche i destini
di altri grandi protagonisti della realta' ottocentesca, come il poeta Adalbert
von Chamisso e Gustav Mahler musicista dello Knaben Wunderhorn. Tra questi artisti
o sognatori o vagabondi la figura di Schubert appare e scompare, sempre colta
pero' in atteggiamenti e momenti reali e documentati sulle testimonianze che scrissero
gli amici molti anni dopo la sua morte.
Negli ultimi racconti l’avventura si fa interiore per indagare le profonde
motivazioni dell’arte, per sollevare inquietudini, per alzare il velo su
una Vienna piu' misteriosa, in cui si fondono i destini della storia e della creazione
artistica. La vicenda dell’Incompiuta, ma anche Schubert come Orfeo moderno,
interprete di un destino universale, che nei dettagli di una vita esclusivamente
viennese colse i segni dell'esistere umano, lasciando a noi l’eredita' di
un viaggio di una ricchezza senza limiti nella mutevole realta' del mondo.
Gaffes, svarioni, scivoloni, marpioni; primedonne con e senza gonne; noie e paranoie,
schizofrenici senza freni: tutto cio' che fa la “musica classica”,
e molto di piu'. Dal grottesco al sublime, e ritorno, non senza escursioni nel
parco-giochi dell’interpretazione. Mai la Nobile Musa e' apparsa cosi' discinta,
senza i veli della sua retorica: uno spogliarla che e', sempre e comunque, un
preludio all’amore. Storie, vicende, aneddoti; discorsi tra il caustico
e l’ammirato; affabulazioni e supposizioni: il libro si presenta come un
manuale sui generis al quale, pero', non manca nulla.
- Gli interpreti vi troveranno il perche' son diventati tali.
- I melomani tanta “diavolina” per rinfocolare la loro passione.
- Gli studiosi un trasgressivo antidoto ad ogni filologia.
La sfida e': ridendo, dire cose serie; il fine (che, come diceva qualcuno, “giustifica
i mezzi”): smuovere la pare'si della Musica in Italia, magari a prezzo di,
un esercizio riabilitativo dietro l’altro, farle scriccare qualche osso…
Alla fine del percorso, chi sara' sopravvissuto al free-climbing dei paradossi
giungera' sull’Altopiano della Settima Parte, dove la presenza dei Geni
rende l’aria tersa e rarefatta. Se poi, sceso da li', comincera' ad affrontare
la musica con meno timore reverenziale, il nostro scopo si potra' dire raggiunto.
Durante la tournee' della compagnia di Angelo Neumann con il ciclo del Ring, il
2 giugno 1883 a pochi mesi dalla morte di Wagner si spegneva a Trieste il soprano
Hedwig Reicher Kindermann, una delle grandi voci del secondo Ottocento e una delle
maggiori interpreti del dramma musicale wagneriano. Intorno a questo elemento
storico muove il “racconto di musica” di Gianni Gori: non biografia
di artista, ma ipotesi narrativa, romanzesco “capriccio” sulla solitudine
di una leggendaria Brünnhilde. Hedwig Reicher Kindermann cade malata dopo
la rappresentazione del Rheingold (dove ha cantato nel ruolo amatissimo di Erda)
al Politeama Rossetti, compie uno sforzo estremo per cantare ancora Götterdämmerung,
muore pochi giorni dopo a soli 29 anni (la compagnia ha proseguito la tourne'e
alla volta di Budapest) in una camera d’albergo. L’analogia con il
destino della Malibran (morta nel 1836 a 28 anni in un albergo di Manchester)
costituisce il segnale che si insinua nell’inquietudine della cantante tedesca
fin dal suo arrivo a Venezia. Il lungo racconto ne ripercorre il viaggio, i successi
personali, le insoddisfazioni, le riflessioni sulle sue fallimentari esperienze
familiari, l’incubo della malattia incombente, il malessere, i presagi,
le atmosfere sulle quali aleggia sempre l’eco wagneriana. Le suggestioni
della fantasia si sovrappongono nel racconto alle testimonianze storiche. Tra
queste assume contorno singolare, proprio negli ultimi giorni di vita, l’incontro
di Hedwig nella Trieste di Italo Svevo, Ferruccio Busoni, Julius Heller, con il
giovane Gian Carlo de Wannieck. A lui appartiene l’epilogo toccante della
storia: sara' appunto de Wannieck ad offrire alla sfortunata Brünnhilde (oltre
al suo affetto) l’ultimo sonno nella tomba voluta per se' e per la Kindermann
nel cimitero di Sant’Anna.
Il 28 aprile del 1945 Benito Mussolini veniva giustiziato a Bonzanigo, sul lago
di Como, dal gruppo Comunista guidato da Luigi Longo. Tuttavia un'ambigua testimonianza
orale, raccolta trent'anni dopo i fatti, getta un'ulteriore ma non meno probabile
luce sulla fine del dittatore italiano. Analogamente, un documento celato, per
volontà testamentaria, per un secolo, rivela un volto nuovo degli ultimi
vent'anni della vita e dell'opera di uno dei padri della patria, Giuseppe Verdi.
E ancora scendendo la valle sempre più caliginosa dei secoli ecco venirci
incontro le figure scellerate della Controriforma, l'empito di rinnovamento dell'Umanesimo
e del Rinascimento, in un impasto di purezza e crudeltà che contraddistingue
un'Italia che infine abortisce se stessa come Nazione. Poi il salto definitivo
nel buio: oltre le piste che ci introducono nelle remote vicende della Prima Crociata;
sul filo di un delirio faraonico che, come una metastasi, contamina il corpo del
Papato e della Chiesa medievale; nelle mute celle di un biblioteca benedettina
che vigilava, tra gli altri, sul documento che riferiva gli accadimenti che portarono
alla morte di Gesù Cristo; nel cuore di un'ossessione demoniaca che costringe
un Barbaro Superiore, Alboino, a coinvolgere nella sua patologia il futuro degli
Italiani del VI secolo...
La fatica del raccontare, dunque, l'integrità del documento, la caducità
delle sostanze materiali e, infine, l'infedeltà che sta alla base di ogni
tradizione orale, hanno sempre fatto delle fonti storiche veri labirinti di specchi,
attraverso i quali, spesso deformata, ci èstata tramandata la vicenda millenaria
dell'Occidente. Tuttavia, le antiche fonti che ci hanno garantito questa memoria
collettiva, hanno concesso troppi varchi alla riflessione e all'indagine, attraverso
le quali oggi è possibile immaginare delle varianti ai documenti originali,
tali da conferire a episodi capitali della nostra storia un contorno nuovo e talvolta
angosciante.
Nella seconda meta dell’Ottocento, la musica a Trieste si manifesta attraverso
consolidate liturgie: quella pubblica del teatro e quella privata della Hausmusik,
la musica in casa, autentico rito distintivo della borghesia triestina. Italo
Svevo, Elio Schmitz, Carlo Stuparich, Enrico Elia, Elody Oblath si impegnano nello
studio amatoriale di uno strumento musicale in quanto parte essenziale della formazione
culturale tanto che dalla loro opera letteraria si afferma questa fondamentale
presenza. Con gli inizi del Novecento, la cultura triestina si apre a nuove influenze
grazie ad alcuni intellettuali che entrano in contatto con le ricche pro-poste
provenienti da Firenze in particolare dalla rivista “La Voce”; cosi'
Slataper e il goriziano Michelstaedter, pur restii a lasciarsi troppo coinvolgere
dalla musica, sono stimolati a ragionamenti musicali da Giannotto Bastianelli,
autentico mentore per tale giovane generazione assetata di novita.
Le preferenze musicali di simile milieu culturale appaiono quindi disomogenee,
divise tra le nostalgie legate al secolo passato e le trasformazioni che avanzano
in quello entrante. Muta il gusto perche' non e' piu' appagante la semplice Hausmusik
connotata dalla rassicurante tonalita delle composizioni pianistiche di Ascher
o delle canzoni di Rotoli. Accanto alla mitizzazione della musica di Beethoven
e Wagner, pero', alcuni scrittori curiosi e irrequieti vanno alla ricerca di atmosfere
meno consuete in d’Indy, Sibelius, Perosi ma anche in Schönberg. Trieste,
citta italiana ma fino al 1918 ancora sotto il dominio asburgico, puo' essere
presa ad esempio percio' di comportamenti atipici, elaborati negli scritti di
tanti uomini di cultura affascinati ed influenzati dalla straordinaria potenza
germinatrice della musica.
Camillo Sivori e' giustamente considerato l’unico allievo di Niccolo' Paganini,
perche' ha avuto dal grande Maestro quelle lezioni di violino che l’hanno
reso il suo erede e celebre in tutto il mondo.In Europa e nelle due Americhe,
Sivori si e' esibito con enorme successo in una carriera che ha avuto del prodigioso
gia' in eta' giovanile, quando ha calcato le scene di importanti Teatri milanesi,
Parigini e Londinesi a fianco di Liszt e Giuditta Pasta, in presenza di Rossini,
Cherubini, Baillot e di molte teste coronate. Anche Paganini volle essere al suo
fianco, eseguendo con lui alcune sue composizioni scritte apposta “per il
Camillino”, primo fra tutte un Concertino per violino e chitarra di cui
non s’e' ancora rinvenuto l’originale. La vita di Camillo Sivori non
fu comunque tutta rose e fiori e diverse luci ed ombre si alternarono sulla sua
strada. Ci si chiede ancora oggi chi fosse effettivamente questo violinista, se
piu' grande del suo stesso Maestro o no. Suonava poi veramente un Vuillaume, o
questo violino era ed e' di gran lunga piu' pregiato di quanto si e' sempre creduto?
Suonava meglio o peggio di Ernst, Bazzini, Vieuxtemps e Joachim che lo affiancarono
nelle sue tourne'es europee? Perche' Alfredo Piatti, che suono' diverse volte
con lui, lo strapazzo' nel momento del dolore e della morte? Ci si chiede anche
se Sivori fosse piu' acclamato nella musica virtuosistica o in quella sentimentale,
e perche' Schumann disse bene di Bazzini e male di lui? Perche' un critico musicale
di New York lo tratto' sempre come l’ultimo dei violinisti europei apparsi
in America, mentre altri critici lo osannavano come l’unico erede di Paganini?
Chi erano i suoi amici intimi? Tra costoro e' da considerare anche Giuseppe Verdi
che lo volle per l’esecuzione milanese del suo Quartetto per archi. Sivori
suonava prevalentemente col suo Vuillaume, ma non disdegnava di possedere altri
violini di grande pregio, con uno dei quali eseguiva la Preghiera del Mose' smontando
tutte le corde tranne quella di Sol che accordava in Si bemolle. La sua fortuna
si e' spenta con lui, ma ingiustamente, perche' lascio' in eredita' ai posteri
il magistero del suo grande ed unico Maestro.
Il libro, in grande formato, accoglie documenti e illustrazioni inedite.
Il libro contiene:
- Oltre 300 illustrazioni
- Le origini e gli studi
- Le famiglie
- La carriera
- Il litigio col Metropolitan
- I concerti
- Attore cinematografico
- La discografia
- La Musica Sacra
- Citta' delle esibizioni gigliane
- Le opere della carriera
- Cronologia
- Documenti
- Registrazioni
- Film e cortometraggi
La vita di Beniamino Gigli e' stata tra le piu' affascinanti del secolo XX. Non
bello di forme come Franco Corelli, giudicato anzi troppo grasso e brutto per
comparire sulle scene del Colón, Gigli cantava invece ammirevolmente piu'
di qualsiasi altro tenore del suo tempo, escluso Caruso, in quanto possedeva la
virilita' di Martinelli, il pathos di Caruso, la liquidita' di Bonci, il temperamento
di Crimi, la grazia di Gayarre, la dolcezza di Angelo Masini e il calore di Roberto
Stagno. I suoi modi di fare contrastavano grandemente da quelli convenzionali
degli altri tenori, grazie alla sua voce che risuonava piena, ricca ed espressiva
nel timbro. La' dove limitò il suo ardore per giovare all’arte, sfoggò
in cambio delle meravigliose mezze-voci e delle sonore note di testa. Non cercò
neppure di convincere il pubblico presentando sempre una figura idilliaca o di
appassionato fervore, ne' pronunciare un francese perfetto, ma anche in ciò
la sua approssimazione meritava un elogio. La' dove ostentava note acute, in barba
al dettato melodico del compositore, venne stigmatizzato dai critici ma apprezzato
da Cile'a e da Alfano che approvarono le modifiche al loro genio creativo. I suoi
do di petto nella pira verdiana furono alquanto arrischiati, arrivando bene solamente
al Si naturale: il resto lo lasciava ai suoi falsettoni piu' arditi! Sposo non
integerrimo, oltre ad aver cantato in 62 diverse opere di ogni genere dal 1907
al 1953, beneficò una quantita' enorme di persone, di enti privati e pubblici,
da meritargli medaglie, diplomi, onorificenze da capi di Stato e dalla Chiesa
Cattolica. Accusato di collaborazionismo con nazisti e fascisti, venne escluso
dal grande concerto toscaniniano che inaugurò il Teatro alla Scala di Milano
nel primo dopoguerra. Avvicinatosi allora alla Democrazia Cristiana di Alcide
De Gasperi, accettò la candidatura a deputato delle Marche.
Collega di Tamagno, Borgatti, De Reske', De Lucia, Garbin e De Marchi, di Hariclea
Darcle'e, Angelica Pandolfini e Adelina Stehle, Edoardo Camera visse i suoi anni
piu' ardenti in quell’epoca che vide apparire opere come Otello, Falstaff,
Bohe'me e Tosca. Se Giacomo Puccini lo considero' “uno Scarpia eccellente”
in quanto seppe “mostrare al vero il macabro poliziotto che la gioia della
lussuria azzanna e rende piu' vile”, Giuseppe Verdi ne lodo' l’infallibile
Falstaff, quanto lo Jago crudele “dotato di voce maschia e di gamma estesa”.
Figlio inconfessato del grande tenore palermitano Roberto Stagno, Edoardo Camera,
nato a Genova nel 1865, calco' le scene dei piu' importanti teatri d’opera
del mondo come La Scala di Milano, il Metropolitan di New York, La Opera di Buenos
Aires, il Lyrico di Rio de Janeiro, il Costanzi di Roma, il San Carlo di Napoli
e di Lisbona, La Fenice di Venezia ed altri non meno noti come quelli di Montevideo,
Odessa, Monte Carlo, San Pietroburgo, Varsavia, Bergamo, Brescia, Catania, Genova,
Trieste e Verona. La sua carriera fu in verita' breve, ma al repertorio romantico
seppe accostare anche opere moderne e, in prima assoluta, il Cristoforo Colombo
di A.C. Gomes e Medio Evo Latino di E. Panizza. Tra le opere di maggior successo
da lui cantate si ricordano, dopo Otello, Falstaff e Tosca, Don Sebastiano, Maria
di Rohan e Lucia di Lammermoor di G. Donizetti; Ernani, Aida, Forza del destino,
Rigoletto, La Traviata di G. Verdi; La Gioconda di A. Ponchielli; Cavalleria Rusticana
di P. Mascagni; L'Africana di G. Meyerbeer e Andrea Che'nier di U. Giordano. In
ognuna di queste opere Camera aveva almeno un'aria che ripeteva con sommo piacere
del pubblico e, tra le piu' note: Si', tremenda vendetta; Di Provenza il mar e
il suol; O sommo Carlo; Dei Faraoni tu sei la schiava; O Lisbona; Ah! si' fra
poco di sangue un rio e Il cavallo scalpita.
E' compositore, amato dal suo maestro Goffredo Petrassi e stimato da colleghi
quali Nono e Maderna, eseguito alla Scala piuttosto che all'Accademia di S. Cecilia.
Dopo una lunga crisi compositiva oggi e' uno degli autori viventi piu' prolifici
ed originali. Eppure... Chi e' Boris Porena?
Didatta rivoluzionario e saggista e filosofo della cultura. I suoi libri hanno
formato molte generazioni; per trent'anni ha tenuto un corso sperimentale di composizione
presso il conservatorio di Roma. Intellettuale scomodo e controcorrente, dopo
aver rifiutato la direzione artistica di enti e conservatori, ha dato vita ad
un'esperienza (il "Centro di ricerca e sperimentazione Musica in Sabina")
che rappresenta un unicum in Italia. Eppure oggi, a settantasei anni, questo personaggio
rinascimentale catapultato nella contemporaneita' rappresenta un'occasione di
crescita imperdibile: per il musicista, per l'operatore culturale, ma soprattutto
per l'uomo, per il genitore, per l'adolescente...
Il libro offre un'introduzione alla vita, alla musica ed al pensiero di Porena,
col supporto di numerose autorevoli testimonianze.
Contiene interventi di: Angelo Bernardini, Paola Bucan, Adonella Del Bufalo, Gino
Nappo, Thomas Porena Bucan, Gianfranco Tedeschi, Paolo Arca', Sergio Cafaro, Ida
Cappelli, Flaminia Grutter, Stefania Guerra Lisi, Luca Lombardi, Valeria Lo Nano,
Matteo Manzitti, Andrea Masotti, Emanuele Pappalardo, Sauro Scalzini, Mauro Scardovelli,
Gino Stefani, Bernardino Streito, Gianluca Taddei, Mario Verdone, Oliver Wehlmann,
Gianfranco Za'ccaro.
Arturo Benedetti Michelangeli (Brescia 1920-Lugano 1995) è uno di quei
pianisti che tutti gli appassionati credono di conoscere, ma di cui quasi nessuno
ha informazioni precise. Poco o nulla si conosce della sua vita privata; egli
stesso affermava di non averne una, perché si dedicava allo studio, all’esercizio
e all’insegnamento. L’artista è invece conoscibile: si può
ammirare la sua straordinaria disciplina mentale, la perfezione tecnica davvero
unica, la coscienza ascetica della forma musicale, la sconfinata gamma dei mezzi
espressivi. Cord Garben, produttore discografico della Deutsche Grammophon, pianista
e direttore d’orchestra, ha accompagnato dal 1975 al 1992 questo genio enigmatico,
dal carattere schivo e ipersensibile, noto anche per le frequenti cancellazioni
dei suoi concerti. Ricco di approfondite annotazioni musicali, il libro rivela
per la prima volta gustosi aneddoti sull’uomo ed importanti retroscena sulle
celebrate incisioni di Chopin, Debussy, Beethoven, Schubert, Brahms e Mozart.
Ciò che si può sapere sul Maestro, che cosa significasse per il
musicista sostenere il fardello delle proprie esigenze artistiche e delle attese
del pubblico, si può leggere nelle pagine di questo libro. Ed anche ascoltare,
perché il CD allegato contiene fra l’altro una lunga registrazione
inedita di una prova del Concerto di Mozart KV 466: Benedetti Michelangeli e Cord
Garben a due pianoforti, con le illuminanti spiegazioni verbali del Maestro.
pp. X+222 con tavole fuori testo di immagini in b/n e a colori rare e inedite,
contiene discografia aggiornata a fine 2004, formato 17x24
IL CD:
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore KV 466
Prove* 17:16
Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore KV 466
I. Allegro** 15:08
Concerto per pianoforte e orchestra in Si bemolle maggiore KV 450
II. Andante** 6:20
Frédéric Chopin (1810-1849)
Mazurka in Si minore op. 33 n. 4
Mesto 6:22
Robert Schumann (1810-1856)
Carnaval op. 9 n. 20 “Pause” e n. 21 “Marsch der Davidsbündler”
4:17
Johannes Brahms (1833-1897)
Ballata op. 10 n. 4
Andante con Moto 9:32
Claude Debussy (1862-1918)
Preludi I libro n. 2 - “Voiles”
Modéré 4:33
* Arturo Benedetti Michelangeli con Cord Garben su due pianoforti
** Cord Garben con la NDR-Sinfonieorchester
Un metodo unico nel suo genere. La pubblicazione del presente volume rappresenta,
da un lato, un dovuto atto di giustizia nei confronti del violinista Francesco
Sfilio, scomparso quasi completamente dimenticato negli anni ’70, e, dall’altro,
costituisce un evento destinato ad incidere profondamente sul futuro della didattica
del violino. Nelle agili ma approfondite pagine di Sfilio, confluiscono infatti
l’esperienza e la sensibilita' di uno studioso e didatta di altissimo profilo
e, soprattutto, i principî, i fondamenti, i segreti della tecnica violinistica
paganiniana, dato che Sfilio fu allievo diretto di Camillo Sivori, l’unico
discepolo di Paganini. Se a cio' aggiungiamo la costante attenzione posta dal
volume verso il contesto culturale entro cui tale tecnica e' venuta a svilupparsi,
si comprendera' l’importanza di questa iniziativa editoriale, destinata
principalmente ad allievi e docenti di violino, ma anche ai semplici appassionati
desiderosi di approfondire le conoscenze in materia.. Il volume, in lingua italiana,
contiene le traduzioni simultanee in inglese, tedesco, francese e spagnolo.
Un manuale unico nel suo genere. La pubblicazione del presente volume rappresenta,
da un lato, un dovuto atto di giustizia nei confronti del violinista Francesco
Sfilio, scomparso quasi completamente dimenticato negli anni '70, e, dall'altro,
costituisce un evento destinato ad incidere profondamente sul futuro della didattica
del violino. Nelle agili ma approfondite pagine di Sfilio, confluiscono infatti
l'esperienza e la sensibilita' di uno studioso e didatta di altissimo profilo
e, soprattutto, i principi, i fondamenti, i segreti della tecnica violinistica
paganiniana, dato che Sfilio fu allievo diretto di Camillo Sivori, l'unico discepolo
di Paganini. Se a cio' aggiungiamo la costante attenzione posta dal volume verso
il contesto culturale entro cui tale tecnica e' venuta a svilupparsi, si comprendera'
l'importanza di questa iniziativa editoriale, destinata principalmente ad allievi
e docenti di violino, ma anche ai semplici appassionati desiderosi di approfondire
le conoscenze in materia. Viene pubblicata anche una versione in lingua inglese.
The publication of this volume is both an overdue act of justice for the violinist
Francesco Sfilio, who died almost forgotten in the 1970’s, and an event
destined to have a great impact on the future of violin teaching. Sfilio’s
lively yet deeply considered book encapsulates the experience and awareness of
a distinguished academic and teacher of the violin, but it is above all an exposition
of the principles, foundations and secrets of Paganini’s violin technique,
as Sfilio was a direct pupil of Camillo Sivori, Paganini’s only disciple.
When we also consider the light these writings shed on the cultural context within
which this technique developed, their importance becomes even more evident. This
landmark work is aimed mainly at students and teachers of the violin, but will
be of great interest to all devotees of the instrument.
The Italian Finance Ministry has authorized only a limited number of copies to
be printed, numbered from 1 to 2000.
Nel 1955 un pianista di ventidue anni e mezzo esordisce nella Town Hall di New
York, pagando di tasca sua (dei suoi genitori) tutte le spese. Venticinque persone
assistono al concerto. Ma fra di esse si trova il responsabile di una importante
casa di dischi, la CBS, che offre al giovane sconosciuto un contratto di tre anni.
Il primo disco di Glenn Gould, con le Variazioni di Goldberg di Bach, esce nel
1956, ed e' una bomba: nel 1957 Gould suona sotto la direzione di Leonard Bernstein
e di Herbert von Karajan, e a venticinque anni, senza aver vinto nessun concorso
internazionale ed avendo effettuato pochissime tournées, e' famoso e richiesto
in tutto il mondo. Ma il mestiere del concertista rappresenta un perenne travaglio
per Gould, che a trentadue anni e mezzo tiene il suo ultimo concerto. Il pubblico,
con il quale mantiene i contatti attraverso i dischi, non lo abbandona, e dopo
la morte, che sopraggiunge nel 1982 per emorragia cerebrale, fa di lui un'icona.
Ma perché Gould rifiuto' di svolgere la professione per la quale era nato,
e attraverso quali sofferenze fisiche e morali arrivo' a rinnegarla, profetandone
addirittura la vicina scomparsa?
La vita di Rachmaninov e' nettamente divisa in tre distinti periodi.
A nove anni egli entra in conservatorio, abbandonando per ragioni di famiglia
un altro cammino che per lui, appartenente all’aristocrazia russa, era stato
prefissato.
A diciannove anni termina gli studi con un brillantissimo esame di diploma in
composizione che fa seguito ad un brillante diploma in pianoforte.
A vent’anni comincia la carriera del compositore e del pianista che esegue
le sue composizioni, e in quanto tale, dopo faticosissimi inizi, si afferma in
tutto il mondo. A quarantaquattro anni, in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre,
perde ogni avere ed ogni certezza, emigra, e sceglie di ricominciare tutto da
capo ma come pianista-interprete. Entra rapidamente nel ristretto cerchio dei
dominatori della vita concertistica e vi resta per il resto della sua vita.
Diciannove anni di preparazione, venticinque anni come compositore, ventisei anni
come interprete, sempre osannato dal pubblico, spesso osteggiato dalla critica
che vede in lui, sia come creatore che come interprete, solo un tardo epigono
del romanticismo.
Oggi queste prospettive si sono rovesciate: il Rachmaninov compositore appartiene
a pieno diritto alla storia musicale del Novecento e il Rachmaninov interprete
e' un maestro con cui bisogna e bisognera' ancora fare i conti.
Molto tempo prima che un attore diventasse presidente degli Stati Uniti, un pianista
era stato presidente del consiglio dei ministri e ministro degli esteri di un
paese, la Polonia, che dopo piu' di cent’anni riconquistava l’indipendenza.
Il Trattato di Pace che venne firmato a Versailles il 28 giugno 1919 reca anche
il nome di Ignaz Jan Paderewski, che era si' poliglotta - cosa molto opportuna,
per un ministro degli esteri - ma che in fatto di diplomazia era tanto fervoroso
quanto inesperto. Paderewski non riusci' ad ottenere la nuova Polonia quale l’aveva
sognata, si dimise sei mesi dopo aver firmato il Trattato di Versailles, divenne
rappresentante del suo paese presso la Societa' delle Nazioni e nel 1921 chiuse
la parentesi politica della sua lunga carriera. Perché la Polonia mando'
un pianista a rappresentarla a Versailles? Perché era il solo personaggio
polacco, dopo l’autore del Quo vadis Henryk Sienkiewicz, scomparso nel 1916,
che godesse di una fama e di un prestigio internazionali indiscutibili. Grande
pianista - si discuteva se fosse il piu' grande o se fosse da porre alla pari
con Liszt - ma anche accanito patriota, Paderewski non aveva lasciato cadere nessuna
occasione per riaffermare il diritto della Polonia a ridiventare stato e nazione,
e per la Polonia aveva affrontato molti sacrifici. Poco prima di morire, nel 1941,
quando la Polonia era stata nuovamente spartita fra tedeschi e russi, egli disse,
a chi gli chiedeva di suonare: “Non posso suonare. Non suonero' fino a che
il mio paese non sara' libero”. Che cosa resta oggi, dell’utopia di
Paderewski? Che cosa resta, della sua arte? La ricostruzione della sua vita, dei
suoi trionfi e delle sue sconfitte, e' l’epopea di un moderno eroe, di un
cavaliere dell’ideale, e del solo pianista capace di fare il sold out nell’enorme
spazio - sedicimila spettatori - del Madison Square Garden di New York.
Tra il 1968 e il 1980 Artur Rubinstein, nato nel 1887, scrive l’autobiografia
mettendo insieme milleduecento pagine nelle quali non solo racconta di se' ma
dipinge un personaggio da consegnare alla storia, un personaggio che, dotato da
Madre Natura di enormi potenzialita', passa lentamente dalla dissipazione all'autocoscienza
ed infine alla saggezza. Questo percorso e' in sostanza veritiero. E tuttavia
il personaggio e' costruito - sagacemente costruito - attraverso la smussatura
di molti angoli e attraverso la messa in ombra o la soppressione o l’enfatizzazione
di certi particolari. L’autobiografia non e' agiografica, questo no, ma
la realta' dell'uomo e dell'artista e' un po’ piu' complessa e un po’
piu' contradditoria di come vi appare. In fondo, pero', Rubinstein stesso ci da'
la chiave per capirlo veramente, piu' che in milleduecento pagine, in due frasi
che pronuncia in un convegno e che cita di passata nell'autobiografia: “Amando
la vita come io l’amo, sono pervenuto alla conclusione che i brutti periodi
sono necessari affinche' ci si possa rendere conto di quanto sia meravigliosa
e interessante. Le mie decisioni sono sempre state il frutto di una scelta fra
due alternative e alla fine e' sempre stata la spinta della passione ad avere
la meglio”. Cio' vale sia per l'uomo che per l'artista, anzi, per il concertista
che resta sulla scena per ben settantasei anni, dall'esordio a Berlino nel 1900
all’ultimo recital a Londra nel 1976. La passione guida il cammino di Rubinstein,
e alla sua passione.
Nel 1926 un pianista russo di ventitre anni, Vladimir Horowitz, esordisce a Berlino.
Ad ascoltarlo, in prima fila, c'e' un pianista cileno di ventitre anni, Claudio
Arrau, accompagnato dalla madre sessantaseienne. Ascoltano, madre e figlio, e
restano senza fiato. Si avviano verso casa, e quando arrivano la madre dice al
suo ragazzo di mettersi a studiare perche' “lui suona meglio di te”.
Da Berlino la carriera di Horowitz prende il volo: Parigi lo consacra, l’Europa
lo applaude, gli Stati Uniti lo accolgono nel 1928 e ne fanno una star. Arrau
vince nel 1927 un concorso a Ginevra e comincia a costruirsi una carriera. Lavora,
si afferma molto lentamente, la sua velocita' di apprendimento e' talmente favolosa
da permettergli di mettere insieme un repertorio sterminato, e' stimato ma non
ha charme. Nel 1941 lascia Berlino, dove era vissuto per trent’anni, e si
stabilisce negli Stati Uniti, di cui diventera' cittadino nel 1979.
e' in grado di sostenere centoquaranta concerti all’anno, e lo chiamano
dappertutto, eppure e' soltanto un solido professionista di caratura internazionale,
non una leggenda vivente com'e' invece diventato il suo coetaneo Horowitz. Ha
quasi sessant’anni, Arrau, quando la Philips gli affida la registrazione
di tutte le sonate di Beethoven. E nel momento in cui scompare a ottantacinque
anni Wilhelm Backhaus, Claudio Arrau gli subentra come beethoveniano deputato.
Per vent’anni - morira' ottantottenne - sara' un leader dell’interpretazione
pianistica e non lascera' il suo sigillo solo su Beethoven ma anche su una mezza
dozzina di altri grandi autori. Il suo lungo inseguimento di Horowitz si e' concluso,
e di fronte alla storia saranno pari.
Yehudi Menuhin (1916-1999), “il violino del secolo”, e' un prodigio
di musica allo stato puro: un Orfeo in cui l’Istinto si fa Rivelazione.
Senza essere “addestrato” da virtuoso, restituisce con agio assoluto
il Concerto in re maggiore di Paganini ma sa anche, dodicenne, affrontare e risolvere
nella stessa sera un Concerto di Bach, quelli di Beethoven e di Brahms con la
Filarmonica di Berlino direttore Bruno Walter, Einstein che gli dice “Ora
so che Dio esiste”, Arrau il quale nota: “la musica fluiva da lui
come se il dio lo usasse quale messaggero”.
A vent’anni, dopo un tour planetario, alla prima di tante crisi a venire,
come Orfeo si volta indietro per razionalizzare quello che gli dei gli hanno dato
e come Orfeo quando guarda Euridice, gli dei gli negano la maestria naturale e
suprema d’un tempo.
Per una carriera lunga settanta anni, resta il grande musicista e didatta, l’umanista
e filantropo, l’idealista utopico, colui che sapra' vivere proiettato nel
futuro, anche come direttore d’orchestra, fino all’ultimo respiro.
Mozart non volle finire il Requiem perché ne aveva vergogna. Come deliberata
punizione del vanitoso bugiardo che gli aveva negato il diritto a firmare il suo
ultimo lavoro, scrisse il Requiem del conte Walsegg Stuppach, e non il Requiem
di Mozart. Ma il piacere della vendetta gli fu tolto dal terrore, presto sopraggiunto,
che con tanti che ne mormoravano il «segreto», il «Requiem del
conte Walsegg» venisse davvero attribuito a lui. Il mistero, i cento misteri
del Requiem, sono tutti qui.
Io me ne persuasi dopo che nel 1991 ebbi comperato a Milano una delle nove copie
che vi si vendettero nella seconda edizione, «Offenbach a/M, bey Joh. André,
31 December 1826», che contiene la lettera in cui l’oboista Zawrzel
di Amsterdam aveva raccontato all’André tutta la miserabile storia.
Il racconto, saldo e coerente, provvisto d’ogni evidenza di autenticita',
fu dapprima coperto e soppresso, poi ignorato e infine dimenticato dai musicologi
affinché trionfasse la catasta di menzogne che, fino al giorno in cui crepò,
il 6 Marzo del 1842, cinquant’anni e tre mesi dalla morte del primo Marito,
inventò e raccontò Constanze vedova Mozart e poi vedova del Consigliere
Von Nissen (il Von nobiliare era un’altra invenzione sua).
Friedrich Blume aveva intuito la verita', lo desumo da un vago e pure acuto accenno;
ma, gia' vecchio, non ebbe l’animo di impegnarsi in una rissa austriaca
di quel calibro. Dopo che, ai primi di quest’anno, la Rizzoli ristampò
la mia Morte di Mozart del 1996, trasferii all’editrice Marietti il secondo
libro, gia' pronto, al servizio dell’Imperatore, e decisi di chudere i miei
annali mozartiani, il 25 Ottobre veniente, con il soppresso e ora ignoto racconto
di Zawrzel. A Milano il caso era talmente incognito, che nessuno pensò
a sopprimere le superstiti copie dell’edizione André, o a mutilarle
di quella lettera bomba.
Che in questa piccola brochure e' contenuta e ritessuta, come doveva, coi lacerti
ormai difficili a ricomporre. E tuttavia, vedra' il lettore, ben chiari e leggibili.
Omaggio alla Verita', che gli storici della musica e i musicologi di mestiere
onorano così poco e così male.
I cataloghi delle opere dei compositori del passato sono sempre stati considerati
appannaggio di specialisti e studiosi. Pedanti sequenze di numeri e numeretti,
riferimenti incrociati, notazioni criptiche, spesso disponibili solo nelle lingue
di origine del compositore o in inglese.
Il catalogo delle opere di Beethoven pubblicato da Willy Hess negli anni cinquanta
del secolo scorso, rappresenta tuttavia un’eccezione. Di taglio decisamente
antiaccademico il catalogo di Hess si basa sulla fondamentale intuizione che tutto
cio' che era gia' stato pubblicato di Beethoven non solo non era tutto, ma che
la cifra stessa del compositore, la sua poetica, poteva essere compresa pienamente
solo attraverso un allargamento del concetto di «opera», che ricomprendesse,
tra le altre cose, anche le versioni abbandonate, i pezzi incompiuti, gli studi
e persino alcuni frammenti. E che queste nuove acquisizioni non venissero solo
pubblicate, ma che ne venisse data anche una visione in un certo senso «cartografica»,
sotto forma di catalogo commentato. Il suo catalogo dunque, che nasceva dall’esigenza
di mappare tutto cio' che non era stato pubblicato nella vecchia Gesamtausgabe
in vista di un aggiornamento della stessa, completava in un certo senso l’immagine
del compositore stesso, mettendone in evidenza lavori mai pubblicati prima e svelando
le caratteristiche del suo processo compositivo.
Ma questa nuova edizione del catalogo Hess, curata da James F. Green, non e' solo
una ristampa, e una traduzione, dell’ultima versione dell’opera di
Willy Hess. Come la voce narrante fuori campo che commenta le immagini di un documentario
storico, con la sapienza di chi sa come poi sono andate a finire le cose, cosi'
Green aggiunge, ad ogni numero del catalogo Hess, le sue notizie aggiornate su
quello che e' accaduto dopo, sia in termini di ritrovamento e conservazione delle
fonti originali, sia in termini di scoperte e conquiste di rilevanza musicologica
e storiografica. Ogni numero ci racconta una piccola storia.
Alla fine ne viene fuori un insieme di quadretti impressionistici, che ci danno
la sensazione di essere li', a rovistare tra le carte di Beethoven, mentre lui
ci guarda con benevolenza alle nostre spalle. Era forse quello che lui voleva,
esserci vicino, parlarci direttamente, oltre la vita, con la sua testimonianza
e col suo modo di significar per musica.
.:: PIERO BUSCAROLI ::.
Nato nel 1930. Dopo il liceo classico studio' organo con Ireneo Fuser e Storia
del diritto italiano, fino alla laurea con Giovanni de Vergottini, «la mia
grande guida alle fonti, ai manoscritti, alla base normativa delle buone istituzioni».
Dall'incertezza tra musica e diritto lo tolse Leo Longanesi che se lo prese, ultimo
allievo, al «Borghese» dove rimase con Mario Tedeschi, alternando
critica musicale e storia del XX secolo, giornalismo d'inviato e politica internazionale.
Dal 1976 al 1994 ha insegnato nei Conservatori di Torino, Venezia e Bologna. Ha
scritto libri importanti su Bach, Beethoven e Mozart.
.:: ALBERTO CANTÙ ::.
Musicologo e giornalista, insegna Storia della Musica al Conservatorio di Como
ed e' critico musicale de "il Giornale", per cui scrive dal 1976.
Collabora a riviste specializzate tra cui "Musica" (e' inoltre tra i
fondatori del trimestrale "Civilta' Musicale"), ad istituzioni, universita',
teatri italiani e stranieri e la Rai. Studioso delle fasi storico-estetiche del
violino e di drammaturgia musicale, e' componente il comitato scientifico del
Civico istituto di studi paganiniani" di Genova, dell'"Istituto di studi
pucciniani" di Milano, del "Centro Studi Felice Romani" di Moneglia,
del progetto "De Musica" dell'IRRSAE di Genova.
Ha scritto: edizione critica dei 24 Capricci e delle 60 Variazioni sul Barucaba'
di Nicolo' Paganini (Monaco, Henle Verlag, 1990; 1992). Edizione italiana di Dalla
Russia all'Occidente di Salomon Volkov-Nathan Milstein e di Pierre Fournier violoncellista
in un paesaggio con figure di Angela Hughes (Milano, Nuove Edizioni, 1998; 1999).
Libri. I 24 Capricci e i 6 Concerti di Paganini (Torino, EDA 1980); Le opere di
Paganini (in collaborazione con Danilo Prefumo; Genova, Sagep 1982); Respighi
compositore (Torino, EDA 1985); Ottorino Respighi (Aa.Vv.; Torino, ERI 1985);
Invito all'ascolto di Paganini (Milano, Mursia 1988); La lanterna magica - Ottocento
strumentale italiano nella vita pubblica e privata della Superba (in collaborazione
con Gino Tanasini; Genova, Sagep 1991); Renato De Barbieri nell'arco del violino,
Marietti, Genova 1993); Intorno a Locatelli (Aa.Vv.; Lucca, LIM 1996). Melodrammi
con figure (Genova, De Ferrari Editore 2001). Collabora con la rivista MUSICA.
.:: GABRIELE CASSONE ::.
www.gabrielecassone.it
Diplomato a Udine in tromba sotto la guida del M° Mario Catena, successivamente
ha poi conseguito presso il Conservatorio G. Verdi di Milano il diploma in composizione
con il M° Luciano Chailly. Vince il suo primo concorso a 17 anni divenendo
prima tromba presso l'orchestra I Pomeriggi Musicali e da allora inizia anche
la sua collaborazione presso altre orchestre (Rai di Milano, Rai di Torino, Filarmonica
della Scala etc.). Vincitore di numerosi concorsi nazionali ed internazionali:
si segnala Marchneukirchen (1986) e Tolone (1987). Nel 1996 ha eseguito in prima
assoluta Kol-od (Chemin VI) per tromba ed ensemble di Luciano Berio, con l'Ensemble
Intercontemporain, con la direzione di Pierre Boulez, e successivamente con Orchestra
della Toscana diretta da L.Berio e la Lonodon Sinfonietta diretta da M.Stenz.
Si e' esibito nelle maggiori citta' europee. Ha inoltre suonato la prima assoluta
di High per tromba piccola di Ivan Fedele al Festival di Strasburgo e altre“premiere”di:
S. Sciarrino (Milano) A. Plog (Rotterdam) R. Ford (Utrecht) D. Zanettovich (Verona),
Pennisi, Tadini, Coccioli (Milano)... L'attivita' con la tromba naturale e moderna
lo vede impegnato sia nel repertorio cameristico che orchestrale (Accademia Bizantina,
Ensemble Pian and Forte, Musica Koln, Il Giardino Armonico, Orchestra del Festival
internazionale di Brescia e Bergamo, Solisti Veneti, Orchestra sinfonica di Baden
Baden, Ens. Zefiro, Concerto Italiano,Orchestra Sinfonica della RAI...) in qualita'
di solista, ed in duo col pianista Antonio Ballista e l'organista A. Frige'. Ha
partecipato fra l'altro alla registrazione dell'opera omnia per tromba di Torelli
con l'orchestra della Cappella di S. Petronio, e con l'orchestra del Giardino
Armonico, per l'etichetta etichetta Teldec, ha inciso il Secondo Concerto Brandeburghese
di J.S. Bach. Per la DG egistrato inoltre la Sequenza di L.Berio alla presenza
dell'autore. E' docente presso il Conservatorio di Novara e presso la Sezione
di Musica Antica e Contemporanea della Civica Scuola di Musica di Milano.
.:: GUIDO CORTI ::.
E' considerato uno dei migliori cornisti italiani. Dopo aver compiuto i propri
studi in Italia, si e' perfezionato negli Stati Uniti, a Chicago con Clevenger
e Jacob. Nel 1976 ha vinto il Concorso Internazionale di Musica da Camera di Colmar
(Francia) ed ha intrapreso, poi un'attivita' solistica che lo ha portato ad esibirsi
oltre che per le maggiori Societa' Concertistiche Italiane, anche nelle piu' importanti
sale da Concerto del mondo (Carnegie Hall di New York, Musikverein di Vienna,
ecc.). Molto attivo come componente di formazioni cameristiche italiane, ha gia'
inciso gran parte del repertorio comprendente il corno. E' attualmente docente
al Conservatorio ‘‘L. Cherubini’’ di Firenze ed alla Scuola
di Musica di Fiesole. Tiene seminari e corsi di perfezionamento presso le piu'
prestigiose istituzioni ed e' regolarmente invitato a far parte di giurie di Concorsi
internazionali di Musica.
.:: STEFANO CRISE ::.
Stefano Crise e' diplomato in pianoforte e laureato in Storia con una tesi di
Storia della Musica; si e' specializzato in Comunicazione didattica ed educativa.
Dopo avere svolto la carriera pianistica ed essere stato critico musicale per
il “Piccolo” di Trieste, si e' dedicato agli studi musicologici pubblicando
Come una veste al corpo. Interpreti mozartiani e prassi esecutiva ai tempi e nei
luoghi di Mozart, Milano, 1995, Il valzer senza Strauss. Percorsi nella musica
strumentale da Schubert a Schönberg, Parma, 2005. Ha approfondito il rapporto
tra musica e letteratura con saggi come: La pudica attrazione per la musica del
dilettante Ettore Schmitz, “Agios” n. 3, Udine, 2002, Come grattava
il violino il signor Schmitz ovvero la musica nella vita di Italo Svevo, in "La
Coscienza di Svevo", Roma, 2002, Carlo Stuparich: le intuizioni musicali
di un intellettuale tra Trieste e Firenze, “Musica /Realta'”, Milano,
marzo 2004. e' professore a contratto di Storia della Musica presso l’Universita'
degli studi di Trieste dove ha tenuto corsi di Musicologia; dal 1999 e' anche
supervisore ai tirocini dei nuovi insegnanti e docente di Metodologia dell’Educazione
Musicale per la SSIS. Ha pubblicato L’osservazione della comunicazione didattica
in La Formazione continua, IV Biennale sulla didattica universitaria, Universita'
degli studi di Padova, 2004
.:: GIORGIO DE MARTINO ::.
Giorgio De Martino e' scrittore e pianista. Per tredici anni e' stato critico
musicale presso Il Secolo XIX; dal 2002 firma interventi sul mensile Musica e
sui quotidiani Corriere Mercantile e Gazzetta del Lunedi'. Ha collaborato con
Rai Radio Tre, Giovine Orchestra Genovese, ed altre istituzioni. Dal 1993 collabora
stabilmente col teatro Carlo Felice, fondazione per conto della quale ha tenuto
ad oggi alcune centinaia di incontri e conferenze presso associazioni, atenei
ed istituti didattici. Dirige il periodico del Conservatorio Paganini Il Cantiere
Musicale. Ha inciso un disco per Philarmonia in duo col soprano Susanna Kwon.
Ha pubblicato Il suono della farfalla (Microart’s, 1990), Incinto (De Ferrari,
1999), Giuseppe Gaccetta e il segreto di Paganini (De Ferrari, 2001), Notturno
a Genova (De Ferrari, 2002), Cantanti, vil razza dannata (Zecchini, 2002), Attivita'
lirica e musicale a Lavagna e nel Tigullio (De Ferrari, 2003). Da gennaio 2004
firma il progetto narrativo “Acconti Brevi” in collaborazione con
il sito www.mentelocale.it. Collabora con la rivista MUSICA.
.:: GIUSEPPE GACCETTA ::.
Paganini ebbe un unico allievo, "Camillino" Sivori. Questi fu maestro
di Francesco Sfilio, concertista cui la cecita' fermo' la carriera (e la sua adesione
al fascismo, nel dopoguerra, la fama). Sfilio diede vita ad una fiorente scuola
violinistica, alla fine degli anni '20. E Gaccetta fu il suo migliore discepolo,
colui che raccolse l'eredita' di decenni di studi sui segreti della tecnica paganiniana.
Colui che avrebbe dovuto sbarazzare i Menuhin e gli Heifetz (supportato dalla
stima di colleghi quali Alfano, Furtwängler, Matacic, Mascagni), destinato
a sgombrare da mistificazioni e rifondare la scienza violinistica dell'autore
dei Capricci. Capricci che per fortuna registro' - casualmente, diciassettenne,
al quarto anno di apprendistato - nel retro di un negozio di piazza della Meridiana,
fissando un documento sonoro che oggi fa impallidire di stupore e ammirazione
chiunque abbia la ventura di intenderlo. Eppure Gaccetta per sessant'anni e' un
falegname, col suo laboratorio a due passi dal Carlo Felice. Come e' possibile
che nessuno abbia saputo, abbia potuto o voluto ricordare, nella citta' del Premio
Paganini, dell'Istituto di studi paganiniani? Oltre al probabile reo silenzio
di chi riteneva scomodo o poco gestibile un personaggio che, scevro da paludamenti
sapienziali o di cattedra, tanto avrebbe potuto insegnare a tutti, c'e' la volonta',
l'umilta', l'ostinazione dello stesso Gaccetta. Splendida metafora vivente della
genovesita' migliore.Enfant prodige che gira la penisola suonando il mandolino
(il suo primo strumento, come accadde per Paganini), poi adolescente ostinato
che imbraccia il violino per sedici ore al giorno, poi talento candidato ad "esplodere"
nel progettato (e mai realizzato) incontro internazionale genovese del 1940, dove
la scuola paganiniana di Sfilio avrebbe dovuto trionfare. Ecco Genova, nell'amore
totalizzante per le quattro corde, nella caparbieta' della ricerca tecnica, nell'intransigenza
del "o tutto o niente", che porta il giovane concertista inchiodato
dagli eventi bellici alla scelta estrema di abbandonare lo strumento, piuttosto
che scendere al compromesso di un posto in orchestra. Ecco sessant'anni di silenzio
ostinato, trascorsi a dar forme al legno, a trarre guadagno per sostenere i molti
parenti che lo avevano cresciuto, ripagando loro e i loro discendenti del privilegio
di aver potuto studiare.
Il violino di Gaccetta, secondo precise indicazioni testamentarie, alla morte
del proprietario avrebbe dovuto essere bruciato, e con lui si sarebbe estinto
l'inestimabile bagaglio didattico, musicale, storico che l'artigiano genovese
conserva e rappresenta. Poi, recentemente, qualcosa e' cambiato. Lo strappo tra
Gaccetta ed il mondo della musica si e' ricomposto, grazie ad una cerchia affettuosa
di artisti… "una vera famiglia", come egli stesso oggi, e con
orgoglio, la definisce. Gaccetta decide di raccontare, tramandare. Il suo violino
adesso lo imbraccia un allievo. La sua storia e' sulla bocca di tutti. Con genovesissima
ritrosia accetta di comparire sui giornali, poi su Radio Tre, poi in TV, ai "Fatti
Vostri" (avendo la meglio sulla stupidita' intrinseca del programma), poi
sull'emittente di stato francese e svizzera.
.:: CORD GARBEN ::.
Cord Garben nasce nel 1943 a Bad Homburg in Germania. Pianista, direttore d’orchestra
e produttore discografico, e' particolarmente noto come accompagnatore di celebri
cantanti di Lieder: Brigitte Fassbänder, Edith Mathis, Anne Sophie von Otter,
Peter Schreier, Bernd Weikl, Kurt Moll e Andreas Schmidt.Oltre al Deutschen Schallplattenpreis
gli sono state conferite importanti onorificenze internazionali, tra cui, nel
1989, il Premio del Ministro francese della Cultura per la migliore iniziativa
culturale. Negli Stati Uniti il suo lavoro di produttore discografico ha ottenuto
sette Grammy Awards. Come direttore d’orchestra ha lavorato con importanti
orchestre quali la NDR-Sinfonieorchester, la Radiophilharmonie Hannover (Premio
Trimestrale della critica discografica tedesca) e la Tokyo Philharmonic Orchestra.
Ha pubblicato un libro sui cicli liederistici di Schubert.
.:: GIANNI GORI ::.
E’ stato ricercatore e docente di Storia della Musica all’Universita'
di Trieste e per oltre 25 anni critico musicale del quotidiano “Il Piccolo”.
Ha collaborato a varie riviste italiane e straniere, ai programmi culturali della
Rai, a mostre, a convegni ed ai programmi di sala dei maggiori teatri lirici italiani.
E’ autore di programmi televisivi e originali radiofonici per la Rai, fra
cui Strauss, l’ultimo Imperatore, Un ebreo polacco in frac, Una canzone
al fronte, Addio del passato. Per il teatro ha scritto tra l’altro Un bellissimo
settembre (Kurt Weill, l’americano), Per Elisabeth (sceneggiatura di balletto
con Carla Fracci), Due inermi in armi, Mosley Arms Hotel, Liebe Marlene e vari
spettacoli di teatro musicale. Oltre alle numerose opere saggistiche per riviste
e convegni, ha pubblicato La dolcissima effigie (con R.Curci, Ed:Lint 1983) sui
manifesti figurati dell’opera lirica; Tace il labbro – Scritti sull’Operetta
e altre cronache musicali (Ed.Battello, 1999); I fantasmi dell’Opera –
racconti (Matteo Ed. Treviso 2000); Il Teatro Verdi di Trieste, 1801-2001 (Marsilio
Ed. Venezia, 2001). Dirige la collana delle opere di Silvio Benco per la casa
editrice "La Finestra" di Trento. Nel 1985 ha ricevuto il Premio Illica
per la critica musicale. Per alcuni anni direttore artistico degli “Incontri
Musicali” di Gorizia, e' stato dal 1989 al 2002 direttore di produzione
del Teatro “G.Verdi” di Trieste. Collabora ai periodici "Musica"
e "Opera International".
.:: JAMES F. GREEN ::.
Ha all’attivo oltre trenta lavori di ricerca e studi su Beethoven. E’
stato fondatore e primo Presidente della Michigan Beethoven Society e corrispondente
del Beethoven Newsletter. Fondatore Beethoven Librery. E’ stato primo ricercatore
della vita di Beethoven e lavoro in Nord-America. E’ amministratore dell’America
Beethoven Society. Con le sue attivita' su Beethoven James Green e' il vincitore
del premio internazionale Interior Designer ed e' presidente della Monuments Records.
.:: DAVIDE IELMINI ::.
Davide Ielmini si laurea in Scienze Politiche all’Universita ` Statale di
Milano (indirizzo Politico Internazionale-orientamento Internazionale Pubblicistico)
con una tesi in sociologia della musica, sociologia della cultura e cultura di
massa dal titolo ‘‘Consumo, ascolto e gusto musicali negli adolescenti
d’oggi’’. Collabora, per i settori Cultura e Spettacoli, con
il Corriere della Sera, Alias (inserto de Il Manifesto), La Prealpina. Numerosi
i suoi interventi, dove coniuga gli aspetti sociologici a quelli musicali, su
alcune testate specializzate a livello nazionale. Giunto all’ottavo anno
di pianoforte principale svolge un’intensa attivita ` di critico musicale
con particolare attenzione per i fenomeni sociali che accompagnano il rock, il
pop, la musica classica. Da anni segue approfonditamente il jazz italiano scrivendo
liner-note per alcune fra le maggiori etichette italiane (Splasch, Egea...). Estratti
di alcune sue note di copertina sono stati pubblicati su: «Musica!»
(inserto musicale del quotidiano ‘‘La Repubblica’’), Musica
Jazz, «Il Manifesto», Jazz Magazine, ImproJazz (Francia), Jazz Notice,
Ritmo, Jazz.it. Nello stesso tempo si dedica alla composizione musicale sperimentale.
Ha collaborato con la rivista MUSICA.
.:: LUIGI INZAGHI ::.
Luigi Inzaghi e' nato a Pavia nel 1943 e, dopo la laurea all’Universita'
Cattolica di Milano, ha scritto sull’Osservatore Romano e sul Corriere della
Sera sul quale ha pubblicato diverse interviste ai piu' noti interpreti del nostro
tempo come Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Mirella Freni, Jose' Carreras,
Salvatore Accardo, Uto Ughi, Isaac Stern, Luigi Nono, H.W. Henze, Rudolf Nureiev,
Carla Fracci, Marilyn Horne e Montserrat Caballe'. Ha diretto poi per diversi
anni il periodico La Martinella di Milano e ha pubblicato libri sul Teatro alla
Scala, su Alessandro Rolla, su Amintore Galli, su Amilcare Ponchielli, su Arrigo
Boito, su Gaetano Donizetti e su Giovanni Bottesini. Ha collaborato fra l’altro
alla nNRMI, a Die The Viola (Barenreiter), a Chigiana con saggi su W. A. Mozart,
G.B. Sammartini, Camillo Sivori, A. Galli, G.A. Fioroni, A. Rolla e Simone Mayr.
Ha partecipato a diversi congressi internazionali di musicologia, tra cui quelli
su Paganini (Genova), Muzio Clementi (Siena), Sammartini (Milano), Donizetti (Bergamo),
la viola (Stoccarda), mentre ha organizzato a Pavia, nel 1980, il Festival Rolla
con la partecipazione del celebre violista e violinista Luigi Alberto Bianchi.
La novita' delle musiche proposte gli ha permesso di produrre diversi dischi con
inediti di Rolla, Donizetti, Legnani, Hinner e Pleyel pubblicati dalle Case Discografiche
Ariston, Sipario Dischi ed Erato la quale si e' servita dei Solisti Veneti, diretti
da Claudio Scimone, per un intero cd dedicato ad Alessandro Rolla. Non manca pero'
nella sua produzione una serie di libri di canzoni popolari, soprattutto lombarde,
ma anche ticinesi, venete e romane, pubblicate dalla Meravigli Editrice di Milano.
Nel gennaio del 1995 e' stato nominato “esperto” UNI per la certificazione
dei violini cremonesi.
.:: FEDERICA LEVA ::.
Lettrice accanita quando aveva cinque anni, ha iniziato a scrivere racconti fin
dalla prima elementare, e a dodici ha steso il suo primo romanzo, cui e` ancor
oggi molto affezionata, pur ritenendolo inadatto a qualunque pubblicazione. Due
anni piu` tardi ha appreso gli studi d’organo, sassofono, dapprima tenore
e poi contralto, e pianoforte che tuttavia dopo qualche anno e` stata costretta
ad abbandonare per far fronte ai sempre piu ` gravosi impegni scolastici. Intanto,
l’attivita` letteraria proliferava. A 18 anni, dopo la maturita` scientifica,
ha scritto un romanzo d’impronta musicale, ‘‘Radici di Sabbia’’,
e piu ` tardi un altro, attualmente in attesa di revisione; tuttora lavorando
ad un quarto romanzo su sollecitazione di un’importante casa editrice italiana.
Da sei anni, inoltre, scrive anche racconti: ha esordito segnalandosi, nel 1996,
al premio Yorick, sono quindi seguiti altri premi, numerose pubblicazioni su fanzine,
bisettimanali e riviste professionali, e nell’ambito di raccolte promosse
dalla Keltia Editrice - Aosta. Si e` aggiudicata prestigiosi primi premi, fra
cui uno in ambito fantastico (Premio Tolkien 1999), dove e` stata richiamata per
diventare membro onorario di giuria. Durante la sua crescita artistica, ha avuto
occasione di confrontarsi e d’apprendere suggerimenti ragguardevoli sia
dagli esponenti del Fandom italiano, che da scrittori di rilievo quali Silvio
Raffo della Rovere e Gabriella Rosaleva. Dopo la laurea in medicina e chirurgia,
si e` dedicata al canto, apprendendone i segreti dal mezzosoprano Adele Cossi
di Luino. Scoprendo d’avere una voce scura e potente, con cui spazia agevolmente
dai registri gravi a quelli sopracuti, nel settembre 2001 ha avuto l’onore
di partecipare, assieme a due corali polifoniche riunite, al concerto tenutosi
in occasione del centenario della consacrazione della chiesa di Mercallo dei Sassi
dal soprano Barbara Frittoli e dal Maestro Marco Cadario. Nel dicembre 2002 affianchera`
il soprano scaligero come voce solista in un concerto religioso nel medesimo luogo.
Da circa un anno gestisce la rubrica di Musicoterapia per il portale Classicaonline
in cui e` inoltre ospitato il suo sito letterario personale: www.classicaonline.com/fleva.
.:: FABRIZIO MELONI ::.
Fabrizio Meloni, Primo clarinetto solista dell'Orchestra del Teatro e della Filarmonica
della Scala dal 1984, ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio “G.
Verdi” di Milano diplomandosi con il massimo dei voti, la lode e la menzione
d'onore. Vincitore di Concorsi Nazionali ed Internazionali (Primavera di Praga,
Monaco...), ha collaborato con solisti di fama internazionale quali: Canino, Lonquich,
Campanella, H. Schiff, Gulda, Gruberova, Brunello, il Quartetto Hagen, Myung-Whun
Chung, il M° Muti nella veste straordinaria di pianista. Ha effettuato tourne'e
negli Stati Uniti e in Israele con il Quintetto a Fiati Italiano eseguendo brani
dedicati a questa formazione da Berio, Sciarrino e Mascagni. Ha all'attivo diverse
incisioni: Mozart (Sinfonia Concertante), Mozart-Brahms (Quintetti per clarinetto
e archi), Schubert, Schumann, Mendelssohn, Beethoven... Mozart Concerto per clarinetto
e Orchestra K 622 con l'Orchestra Filarmonica della Scala diretta dal M° Muti.
Fondatore del Duo Obliquo con il compositore, pianista e percussionista Carlo
Boccadoro. e' docente dei corsi di perfezionamento (Pavia “Accademia Rolla”,
Asolo Musica, Porto S. Giorgio, Bertinoro, Festival Gargano e dell’Accademia
Teatro alla Scala).
.:: ALESSANDRO NAVA ::.
Alessandro Nava e' nato a Erba, in provincia di Como, nel 1955. Dopo regolari
studi di carattere umanistico e' approdato nel 1984 al mondo discografico, proprio
nel momento in cui il Compact Disc (nuovissimo e rivoluzionario supporto) veniva
introdotto sul mercato. Da allora la sua carriera discografica non ha conosciuto
soste. Direttore artistico di una nota Casa di distribuzione nazionale, ha fondato
nel 1986 l’Etichetta discografica Nuova Era, che e' stata la prima Casa
discografica nazionale ad affrontare registrazione dal vivo presso i grandi Teatri
di tradizione di quelle Opere « minori » di grandi Autori (soprattutto
Paisiello, Donizetti e Bellini) che ancora non possedevano una discografia. Nel
1993, dopo aver prodotto oltre 50 Opere liriche e un Catalogo di quasi 350 produzioni,
ha abbandonato Nuova Era e ha fondato Fono Enterprise, con la quale ha realizzato
oltre mille produzioni di ristampe storiche di elevato livello, toccando tutti
i Repertori e gli Artisti di mezzo secolo. Nel 1998 ha fondato una nuova Etichetta,
Urania, che attualmente dirige. All’esperienza discografica, ormai quasi
ventennale, Nava ha saltuariamente affiancato l’attivita' narrativa, senza
tuttavia pubblicare le opere che via via andava realizzando. Il Terzo uomo di
Mussolini, scritto nel 1992, ha volontariamente atteso dieci anni prima di renderlo
pubblico. Nel frattempo ha scritto (1996-1999) un impegnativo romanzo, Il Ponte
Oscuro, che intende dare alle stampe nei prossimi anni.
.:: ANNA RASTELLI ::.
Pianista e germanista nata a Torino. Si e' laureata all’Universita' di Torino
con una tesi su Hölderlin e diplomata in pianoforte al Conservatorio di Bolzano.
Tiene conferenze e concerti. Attualmente e' docente di Pianoforte e di Storia
ed Estetica musicale in Conservatorio. Ha collaborato con quotidiani e riviste
e con la Rai. Traduttrice delle lettere di Brahms, Caro Johannes! (Torino 1997),
dei diari di Schumann, Casa Schumann (Torino 1998), delle memorie degli amici
di Schubert, Schubert. L’amico e il poeta (Torino 1999), nonche' delle prime
biografie di Haydn, Haydn. Due ritratti e un diario, (Torino 2001), ha partecipato
negli ultimi anni alla traduzione integrale dell’epistolario di Mozart.
Ha pubblicato saggi tra i quali I poeti di Schumann (Torino 1997), Il pianoforte
di Messiaen (Bolzano 1994), Lo stile, la forma e l’ombra di Werther nella
musica di Brahms (Bolzano 1997) ed ha curato due testi sul pianoforte romantico:
Liszt maestro di piano (Palermo 1997) e I grandi virtuosi (Palermo 2002).
.:: PIERO RATTALINO ::.
Piero Rattalino ha studiato pianoforte con Carlo Vidusso e composizione con Luigi
Perrachio, diplomandosi nel conservatorio di Parma, rispettivamente, nel 1949
e nel 1953.
Ha insegnato in vari conservatori; dal 1964 al 1996 e' stato titolare di pianoforte
nel conservatorio di Milano. Insegna pianoforte nell'Accademia di Imola e drammaturgia
musicale nell'Universita' di Trieste.
E' stato direttore artistico al Comunale di Bologna, del Carlo Felice di Genova,
del Regio di Torino. Attualmente e' direttore artistico del Teatro Massimo ‘‘Bellini’’
di Catania. E' stato inoltre consulente artistico del Festival Verdi di Parma
ed attualmente lo e' presso il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e
Bergamo. Ha pubblicato una ventina di volumi, tra cui ‘‘Storia del
pianoforte’’, ‘‘Da Clementi a Pollini’’, ‘‘Il
concerto per pianoforte e orchestra’’, ‘‘Le grandi scuole
pianistiche’’, ‘‘Pianisti e fortisti’’, ‘‘Piano
recital’’, ‘‘Gli elementi fondamentali del linguaggio
musicale’’ (con disco accluso), ‘‘Le forme e generi della
musica’’ (con disco accluso), monografie sulle Sonate per pianoforte
di Beethoven, su Chopin, su Liszt, e il romanzo-saggio ‘‘Memoriale
di Pura Siccome’’. Collabora con la rivista MUSICA.
.:: ALESSANDRO TAVERNA ::.
e' nato a Milano e si e` laureato in Lettere e Filosofia all'Universita` di Bologna,
col massimo dei voti, discutendo con Ezio Raimondi. Da oltre quindici anni scrive
per le pagine di cultura e spettacoli dei quotidiani emiliani del gruppo Finegil-L'Espresso.
Oltre a collaborare con Rai Radio Tre, dal 1996 al 2002 ha condotto la trasmissione
quotidiana ''All'Opera!'' realizzata dall'emittente regionale
Radio Nettuno Onda Libera e dal Teatro Comunale di Bologna. e' stato invitato
a scrivere note e programmi di sala per molte istituzioni musicali italiane (Teatro
Comunale di Bologna, Teatro dell'Opera di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Teatro
di BerLirico di Cagliari, Ravenna Festival, Ferrara Musica, Museo Internazionale
della Musica di Bologna, Sagra Musicale Umbra, Bologna Festival, Settimana Musicale
Senese, Sagra Musicale Malatestiana). Collabora da molti anni con le piu' importanti
riviste musicali italiane e dal 2000 con la rivista MUSICA. Ha curato un volume
dedicato all'Opera Lirica per le edizioni La Biblioteca, libro successivamente
pubblicato in edizioni inglese, francese e giapponese.
Per Zecchini ha curato la prima edizione italiana de I grotteschi della musica
di Berlioz (2004) e il volume Lettere a Orfeo (2005) tratto dall'epistolario del
musicista francese. Attualmente ha una consulenza per la comunicazione e le iniziative
editoriali del Teatro Regio di Parma.
.:: DAVID TORO ::.
Nato nel 1968 a Frosinone, si e' diplomato con il massimo dei voti in Organo e
Composizione organistica nel 1991 con Angelo Scettri ed in Composizione nel 1995
con Antonio Poce, perfezionandosi con Giacomo Manzoni e Salvatore Sciarrino. Nel
1999 si e' laureato in Filosofia con una tesi sul Prometeo da Eschilo a Luigi
Nono. Ha pubblicato lavori per orchestra (ed. Berben) e per organo (ed. Carrara
ed EurArte). Si dedica a ricerche musicologiche, con particolare interesse per
la musica bachiana e quella contemporanea. Ha insegnato presso i Conservatori
statali e dal 1996 collabora con l’Istituto dei Ciechi in qualita' di didatta
e musicista. Dal 1999 vive a Milano, dove insegna nella Scuola Statale.
.:: ALESSANDRO ZIGNANI ::.
Scrittore, musicologo e germanista. Ha pubblicato i romanzi: I mondi paralleli
(Segnalazione al Premio “Stresa”), La musica del mondo, Telemaco:l’odissea
della scuola (Menzione Speciale al Premio “Firenze-Europa”), L’orecchio
interiore (Premio Internazionale “Maestrale-Marengo d’oro” 2000):
tutti presso Guaraldi. Successivamente sono usciti, presso Zecchini, Il canto
sospeso (Premio Internazionale “Maestrale-Marengo d’oro” 2002)
e Il Divertimento e l’estasi; La danza di Arione (Raffaelli editore), La
porta chiusa in cielo (AIEP), Di nessun domani (Bastogi). Come musicologo, ha
collaborato con varie riviste, tra cui MUSICA di Zecchini editore, oltre che con
molti teatri italiani. e' stato a lungo docente di Storia della Cultura tedesca.
Attualmente, e' titolare di Storia della Musica ed Estetica Musicale presso il
Conservatorio-Istituto di Alta Cultura di Monopoli (Bari). Ha tradotto Nietzsche,
Trakl, Seneca, Spinoza, e molta liederistica tedesca. Per il teatro ha scritto
e messo in scena Il sogno di Prometeo, Viaggio d’inverno e Il violino di
Ivry. Con il radiodramma Mia madre, in maggio, e' stato finalista al Premio “Candoni”.
Ha scritto e diretto un film, L’arte della fuga, nell’ambito del progetto
“Bach-Berio” della Unione Europea. Recentemente, ha pubblicato Wilhelm
Furtwängler: il suono e il respiro, per le edizioni “L’Epos”
di Palermo e Manuale di sopravvivenza per il musicista classico, per Zecchini.
Di prossima uscita una sua traduzione commentata di “La filosofia all’universita'”
di Schopenhauer per la MUP di Parma.
Non una biografia. O meglio, non solo... Una dichiarazione d'amore, scanzonata,
appassionata, talvolta crudele, che racconta gli ultimi cinquan-t'anni della grande
lirica, attraverso la voce di un protagonista, il tenore Ugo Benelli.
Fra riflessioni, consigli pratici, confessioni delle miserie e nobilta' che innervano
il teatro d'opera, le vicende personali e artistiche di Benelli si mescolano con
ritratti inediti di celeberrimi colleghi cantanti, compositori, direttori, registi
(da Di Stefano alla Freni, da Hindemith a Rota, da Karajan ad Abbado, da Visconti
a De Filippo…), ma anche di maestri sostituti, sovrintendenti, segretarie,
agenti, foniatri, critici e quant'altro.
Il volume e' suddiviso in due parti: la prima testimonia l'eccitante anomalia
di una vita costruita sulla voce modulata, la seconda e' una sorta di dizionarietto
lirico confidenziale, intrigante per il musicofilo ed irrinunciabile per l'addetto
ai lavori.
Un racconto, libero e creativo come un romanzo, catturante e partecipato come
una chiacchierata fra amici, disincantato e vero come un documentario ma anche
pratico e scartabellabile come un dizionarietto tascabile.
Protagonista, il mondo della lirica. Perche', insita nel mestiere del cantante,
in bilico tra eroismo e prostituzione, vertigini intellettuali e guapperia, c'e'
una percezione particolare della realta', una sorta di eroica schizofrenia congenita
alla professione... E sollecitandola e' possibile raccogliere storie straordinarie,
sempre un po' mitologiche e di frequente - piu' o meno consapevolmente - anche
un po' comiche. Mai frammentarie, in quanto legate insieme dal filo rosso di quella
weltanschauung di categoria, da quella visione delle cose propria di chi misura
l'esistenza su un palcoscenico, cantando.
Non un romanzo, non un giallo, non un libro di storia. Ne' d'avventura. Non una
raccolta di favole, non un ''breviario'', non un bigino. Volumetto da viaggio
oppure opuscolo da bivacco che sorride degli imprevisti umani raccontando, con
disincantata ironia, le storture della vita. ''Note a Margine'' registra, con
una scrittura rapida e veloce, i desideri i vezzi, le particolarita', gli atteggiamenti
di personaggi comici o drammatici, genialoidi, folli o intolleranti. Severi con
loro stessi e gli altri, orgogliosi o deboli, opportunisti e innamorati, piccoli
e grandi. Tutti stretti nelle maglie dei loro desideri. E della musica. A volte
vittime della societa', pronti al riscatto ma anche alla disfatta. O alla rivincita.
Vita, amore e morte; dialoghi surreali, humour inglese e passione italiana. Riflessivo
e serio, con un pizzico di cinismo. Un libro di racconti, non frivoli ma pungenti,
legati fra loro dal fil-rouge di un suono che circonda, assorbe e ammalia. Inventori
e strumentisti di fila, giovani squattrinati e intellettuali silenziosi, maestrine
''all'antica'' e direttori sull'orlo di una crisi di nervi. Fantascienza e senso
del surreale si uniscono in dieci episodi tra il noir e il ''nonsense'' americano
sperimentale del Novecento. Un libro colto ma nello stesso tempo popolare dove
i pensieri galleggiano liberamente coinvolgendo il lettore in una virtuale botta
e risposta con l'autore. Un'opera vivace, che si fa beffa della serieta', contemplandola.
Racconti della musica: È una collana di ampio respiro letterario, dedicata
ai lettori che amano i racconti e i saggi ispirati alla Grande Musica. In formato
tascabile, è avvincente sia per il musicofilo che per il neofita.
L'espressione della musica: Ogni titolo di questa collana è dedicato a
uno strumento musicale e ne tratta storia, evoluzione,
tecnica, applicazione e costruzione. Destinata non solo ai musicisti, anche l'appassionato
di musica
può trarre beneficio dalle complete informazioni e curiosità. I
volumi, in grande formato, si avvalgono
di un'importante apparato iconografico e sono firmati da autori-artisti più
affermati del solismo internazionale.
Musica e storia: La collana tratta temi inerenti ai grandi eventi storici. Documenti,
testimonianze e volti di personaggi della musica che hanno lasciato un segno tangibile
nel tempo.
Personaggi della musica: Questa collana è una radiografia dei personaggi
che hanno lasciato un segno nel mondo della musica.
I compositori, le analisi delle loro composizioni, gli interpreti e le biografie
tratte da importanti testimonianze con documenti e registrazioni inedite.ù
Manuali e metodi: Il metodo "Nuova scuola violinistica italiana" e il
manuale "Alta cultura di tecnica violinistica" sono una testimonianza
della scuola violinistica italiana insegnata da Nicolò Paganini a Camillo
Sivori e da Sivori a Francesco Sfilio. Due libri complementari che vi insegneranno
un nuovo modo di affrontare il re dell'arco.
Documenti della musica: Documenti inediti, cronologie, recensioni apparse sui
giornali dell'epoca, immagini rare, imperniate su grandi interpreti del passato.
Nella sua preziosa veste grafica e in grande formato, la collana è un
punto di riferimento per rileggere minuziosamente la storia di ogni personaggio.
Grandi Pianisti: Il pianista e l'uomo, il repertorio e la discografia. Uno strumento
prezioso per ogni musicofilo che desidera arricchire la propria biblioteca musicale
attraverso aneddoti e vicissitudini dei grandi
personaggi della tastiera. Il repertorio e la discografia completano ogni volume.
Grandi violinisti: Il violinista e l'uomo, il repertorio e la discografia. Uno
strumento prezioso per ogni musicofilo che desidera arricchire la propria biblioteca
musicale attraverso aneddoti e vicissitudini dei grandi perso-
naggi che hanno dedicato una vita al violino. Il repertorio e la discografia completano
ogni volume.
La musica bandistica: La Banda é stata e sarà l'unico veicolo per
rivivere la musica popolare e la Grande Musica sia da parte del musicista che
da parte del pubblico. I libri sono dedicati ai gruppi musicali bandistici che
hanno voluto fermare un momento della loro vita in un libro.
Cd e dvd
Fuori collana
175 primavere sono passate da quando alcuni amanti della musica la costituirono.
170 da quando indossò la prima divisa.
140 da quando diciannove giovani la ricostituirono.
85 da quando sfilò con alla testa il proprio vessillo.
60 da quando rinacque per l'ennesima volta a vita nuova.
30 da quando si chiamò Filarmonica Giacomo Puccini.
15 da quando inaugurò l'ultima sua sede.
Tanti, comunque, le calde estati, i malinconici autunni e i freddi inverni.
Tante le volte che seppe risorgere e ogni volta più forte di prima.
Tante le persone che l'amarono (é perciò possibile che qualcuna
sia sfuggita all'appello).
Tante persone la amano perché la banda è...
È come assistere e partecipare al viaggio compiuto dalle note attraverso
il tempo; pare di riascoltare la musica e il tempo crescere insieme in un intreccio
di eventi, di ricordi, di emozioni, di persone. Si percepisce, tra le parole,
il suono della musica nella storia. Leggere il libro è come ascoltare la
storia, è come ascoltare la musica.
Un viaggio nel territorio della provincia di Varese, con il suo patrimonio paesaggistico,
artistico e culturale, lungo un “itinerario” che tocca le diverse
località in cui si sono costituiti e operano gli oltre settanta gruppi,
bandistici e corali, iscritti all’Anbima. Un’opportunità per
approfondire la storia, l’attività e le finalità di questi
sodalizi, i quali animano e accompagnano i piccoli e grandi appuntamenti nei paesi
così come nel capoluogo e nelle maggiori città della provincia e
per conoscere meglio una realtà che, a duecento anni “suonati”,
è ancora tanto radicata e viva nel Varesotto. Non ultimo un tributo a chi,
animato dall’amore per la musica, oggi come nel passato, con dedizione e
passione si è posto al servizio della collettività.
Per la storia che ho raccontato non serve lettera iniziale maiuscola.
È la storia di piccoli uomini, direbbe il Manzoni, dentro avvenimenti più
grandi.
Ma non soffocata.
Un bellissimo viaggio e un tributo alle musiche zingare del mondo dove la genuinità
della musica zigana viene esaltata dalla genialità artistica di quattro
tra i più grandi interpreti del loro strumento.
Il suono delle chitarre d'epoca (chitarra e chitarra terzina) del Duo Maccari-Pugliese
vi aprirà all'ascolto dell'opera completa di Johann Kaspar Mertz.
Le perle cameristiche contenute in questo disco vi accompagneranno in un viaggio
attraverso la musica francese sotto la magistrale esecuzione del flauto, accompagnato
dal pianoforte.
Il cd contiene: Chaminade, Concertino op. 107; Godard, Suite de trois morceaux
op. 116; Faurè, Fantaisie; Enescu, Cantabile et Presto; Ravel, Pavane pour
une infante défunte; Poulenc, Sonate; Ravel, Pièce en forme de Habanera;
Borne, Fantaisie brillante sur Carmen de Georges Bizet.
Una prima assoluta dei Capricci di Paganini con un'esecuzione di Giuseppe Gaccetta,
unico erede della scuola paganiniana. Una preziosissima registrazione del 1931
su rullo, completamente restaurata nel 2006 per ridare all'ascoltatore un suono
del violino più vicino alla realtà.
Da tempo si attendeva un'opera dedicata interamente alla tromba. La storia, gli
aspetti esecutivi della musica barocca fino alla musica contemporanea, il jazz,
l'equipaggiamento, le nuove tecniche, rivelate da un grande interprete e ricercatore
di questo strumento. La sua esperienza maturata durante la collaborazione con
i grandi direttori e compositori della nostra epoca, ha dato vita a questo libro
di alto pregio e di grande interesse musicologico.
“Trasforma l'aria in musica!”
ripete Fabrizio Meloni rivolgendosi ai suoi allievi, “suono, vita, aria...”
così esprime la spontaneità che caratterizza il suo modo di suonare.
L'autore ci offre la possibilità di accostarci al suo strumento in modo
nuovo, raccontandone la storia e lo sviluppo, i problemi relativi alla fisica
del suono e il suo ruolo in ambito jazzistico con uno sguardo alla scuola italiana.
Il capitolo centrale, “La fonte invisibile” è sicuramente il
frutto di esperienze vissute insieme a grandi musicisti e a grandi direttori,
alla ricerca di colori e timbri diversi per esprimere sempre e al meglio la compagna
della sua vita: la Musica.
Guido Corti, cornista di fama internazionale, racconta il suo strumento illustrandone
oltre due millenni di storia.
Questo libro è frutto di una grande passione, la stessa che ha ispirato
generazioni di grandi Compositori, della quale il lettore ora potrà godere.
Un approfondimento degli aspetti tecnici, costruttivi e didattici completano quest’opera,
ampiamente arricchita da illustrazioni inedite e tavole musicali.
Un saggio sulla musica da camera del Novecento.
La leggenda di Arturo Benedetti Michelangeli comincia con la frase che il grande
Alfred Cortot pronunciò quando il diciannovenne pianista di Brescia vinse
il Concorso di Ginevra: “È nato un nuovo Liszt”. Se non propriamente
un nuovo Liszt si era rivelato in quel momento uno tra i maggiori genî che
il pianoforte abbia conosciuto. Ma la carriera di Arturo Benedetti Michelangeli
non fu soltanto un tranquillo susseguirsi di trionfi:
i trionfi vennero invece conquistati pagando un prezzo durissimo in termini di
perenne ricerca della perfezione, di una perfezione che si collocava al limite
estremo, e forse oltre, delle capacità umane. Una vita gloriosa e tormentata,
una battaglia costante per
superare se stesso, un destino di infelicità segnano il cammino di un artista
al quale
faceva difetto una sola delle molte qualità che secondo Ferruccio Busoni
sono necessarie
al concertista, il “dominio sulle proprie sensazioni in condizioni di ambiente
irritanti”.
Il visionario. Richter, «tedesco» per la carta d'identità,
è più russo di qualsiasi russo quando si tratta di palesare attraverso
l'arte l'appartenenza ad una civiltà. Russo, ed orgoglioso di esserlo.
Russo, non specialista della musica russa. La carriera di Richter è singolare
non solo perché cominciò a svolgersi in tutto il mondo quando lui
aveva ormai quarantacinque anni. È singolare anche prima, anzi, è
persino singolare che sia esistita quale fu. La creatività di Richter,
che in senso lato era quella dello storico perché veniva esercitata su
testi storici, era del resto sempre all'erta e trovava spunti fecondi dappertutto...,
tranne che in Mozart, in cui la sua poetica non si scostava sensibilmente dalla
tradizione neoclassica degli Schnabel e dei Fischer. Richter era uno che eruttava
idee ma che poco si preoccupava della loro diffusione. Il libro è impreziosito
dal repertorio e dalla discografia aggiornata, curata da Stefano Biosa.
Pastore. Backhaus era come un pastore che, dopo essere asceso al pulpito con la
dignità rispondente al suo ufficio, non inizia direttamente il sermone
e lo fa invece precedere da poche parole di benvenuto. Insomma, Backhaus preludiava
sia prima di cominciare che tra un pezzo e l'altro, adottando un costume antico
ma dandogli un significato personale.
C'è ancora, si capisce, chi lo ricorda; ma chi lo ricorda – e lo
ricorda sempre con venerazione – sta oggi varcando per lo meno la soglia
dei sessant'anni ed ha comunque conosciuto un Backhaus che era divenuto interprete
deputato di Beethoven.
Questo libro, impreziosito dal repertorio e dalla discografia aggiornata curata
da Luca Chierici, fa un quadro completo di Backhaus uomo e pianista.
Mattatore. O showman. Ma showman non è abbastanza, per Horowitz. Artur
Rubinstein
era showman, era uomo di spettacolo entusiasmante ed emozionante. Horowitz era
più che uno showman, era entusiasmante, era emozionante, ed era inoltre...
elettrizzante,
ma nel senso in cui Paganini parlava del suo personale «elettricismo»
in tempi nei quali dell'elettricità si sapeva ben poco, nei quali l'elettricità
rappresentava ancora un mistero arcano. Ascoltare due note fatte da Horowitz e
sentire un brivido che ti correva lungo la spina dorsale era tutt'uno. Però
il brivido è cosa di pelle, non di cuore e tanto meno di intelletto. Il
critico della Presse concedeva all'ottantatreenne Horowitz il «diritto di
interpretare liberamente la musica». Per nostra fortuna, Horowitz si era
appropriato di
quel diritto anche quando aveva ventiquattro anni.
L’arte e la vita, l’alterno inesprimibile rapporto che lega, quasi
due opposti inconciliabili, due dimensioni del nostro essere, e del mondo intero.
L’arte, la musica, ma non solo, dà un senso alla nostra esistenza
o ne costituisce, tra-scendendola, l’espressione suprema? Sono questi i
temi nodali di questa “fuga”, che apre a molte inquietanti domande,
e, forse, a nessuna risposta. Cosa unisce J.S. Bach, in bilico tra i doveri del
quotidiano e la sublimità della musica, all’imperatore Federico,
diviso tra l’arte della guerra e l’anelito alla Bellezza? Cosa fa
sì che la musica di Wagner diventi strumento di ideologia politica? La
musica distrae dalla vita, e porta alla follia, ma dà anche un senso al
dolore e alla morte, fino a diventare linfa vitale.
L’amore “irregolare” ma non mercenario di Margherita Gautier
e Armando Duval, o di Violetta Valery e Alfredo Germont che dir si voglia, sarebbe
stato a lieto fine se non fosse esistita la sorella di Armando-Alfredo, e cioè
Blanche-“Pura siccome un angelo”, fidanzata con un bravo giovane benpensante
che, non sopportando la convivenza scandalosa del futuro cognato, si “rifiuta
al vincolo” e costringe papà Duval-Germont a entrare in azione e
a provocare la trasformazione della commedia in tragedia. Di Margherita-Violetta
noi sappiamo tutto, di Blanche-“Pura siccome un angelo” sapevamo solo
che era una fidanzata in angustie. Un fortunato ritrovamento ci permette ora di
c onoscere il suo punto di vista e la sua storia successiva alla vicenda in cui
fu involontariamente il motore di un dramma che grazie a Dumas figlio e a Verdi
fece e fa scorrere fiumi di lacrime.
Da un’esperienza di vita teatrale, da una “grana”, da un’osservazione
didattica, da una riflessione critica, da un moto di fastidio, da una domanda
impertinente, dai tanti casi di un’esistenza incanalata nell’alveo
della musica può nascere una semplice annotazione o un’analisi più
ampia o un racconto in cui la realtà perde i suoi connotati e scivola nell’apologia.
Tredici storie. Tredici occasioni per immaginare vicende virtuali partendo dalla
concretezza di un accadimento magari minimo ma ricco di implicazioni e di risvolti
che non appaiono evidenti alla prima occhiata ma che, viceversa, aprono poi orizzonti
impensati. Questo è il filo conduttore di una serie di scritti che, nati
in un lunghissimo lasso di tempo, toccano problemi ancora ricorrenti e, forse,
eterni.
Piero Rattalino
Memoriale di
«Pura Siccome».
La storia di Violetta la traviata raccontata dalla sorella nubile di Alfredo
Coll. I racconti della Musica, 1, dicembre 2000, p. 156, cm. 15x21, 10,33
88-87203-05-9
L'amore «€irregolare€» ma non mercenario di Margherita Gautier
e Armando Duval, o di Violetta Valery e Alfredo Germont che dir si voglia, sarebbe
stato a lieto fine se non fosse esistita la sorella di Armando-Alfredo, e cioè
Blanche «€Pura siccome un angelo€», fidanzata con un bravo
giovane benpensante che, non sopportando la convivenza scandalosa del futuro cognato,
si «€rifiuta al vincolo€» e costringe papà Duval-Germont
a entrare in azione e a provocare la trasformazione della commedia in tragedia.
Di Margherita-Violetta noi sappiamo tutto, di Blanche «€Pura siccome
un angelo€» sapevamo solo che era una fidanzata in angustie.
Un fortunato ritrovamento ci permette ora di conoscere il suo punto di vista e
la sua storia successiva alla vicenda in cui fu involontariamente il motore di
un dramma che grazie a Dumas figlio e a Verdi fece e fa scorrere fiumi di lacrime.
Alessandro Zignani
Il canto sospeso
Libro dei contrappunti
Coll. I racconti della Musica, 2, giugno 2001, p. 186, cm. 15x21, 12,91
88-87203-06-7
L'arte e la vita, l'alterno inesprimibile rapporto che lega, quasi due opposti
inconciliabili, due dimensioni del nostro essere, e del mondo intero.
L'arte, la musica, ma non solo, dà un senso alla nostra esistenza o ne
costituisce, trascendendola, l'espressione suprema? Sono questi i temi nodali
di questa «€fuga€», che apre a molte inquietanti domande,
e, forse, a nessuna risposta. Cosa unisce J.S. Bach, in bilico tra i doveri del
quotidiano e la sublimità della musica, all'imperatore Federico, diviso
tra l'arte della guerra e l'anelito alla Bellezza? Cosa fa sì che la musica
di Wagner diventi strumento di ideologia politica? La musica distrae dalla vita,
e porta alla follia, ma dà anche un senso al dolore e alla morte, fino
a diventare linfa vitale. Primo Premio Concorso Internazionale Maestrale/Marengo
d'Oro
Alessandro Zignani
Il divertimento e l'estasi
Libro dei labirinti musicali
Coll. I racconti della Musica, 3, gennaio 2002, p. 196, cm. 15x21, 12,91
88-87203-09-1
Nella musica, c'è il mistero dell'esistenza umana? La musica, si dice,
apre altri mondi: ma che cosa succederebbe se i suoni avessero davvero la facoltà
di sospendere lo spaziotempo? È quanto, con verve burlesca, cerca di raccontare
Alessandro Zignani nel suo romanzo, Il divertimento e l'estasi. A Schattenburg
toccherà ai Nostri insieme agli alleati reclutati per via -- Cornelia Stolzmann,
con i suoi Minidrammi; Mathias Wilhelmi, paleografo musicale capace di scoprire,
sotto alle note, segreti messaggi subliminali; Tommaso Lacan, fondatore del Laboratorio
di Epistemologia Impossibile -- entrare nella Dimensione Parallela, per scoprire,
in un'atmosfera da opera rossiniana, il complotto demoniaco scatenato, grazie
alla musica, da un Artefice occulto. Forse, riusciranno a scoprire che nei suoni
viene svelato anche il mistero dell'esistenza umana?
Piero Rattalino
Schumann:
Robert & Clara
Coll. I racconti della Musica, 4, maggio 2002, p. 234, cm. 15x21, 12,91
88-87203-14-8
È un profilo biografico in cui le vite di due sposi che furono, lui, uno
dei più grandi compositori del suo tempo e, lei, la più grande pianista
dell'Ottocento, la sola ritenuta grande anche in confronto con i pianisti maschi,
vengono viste nel loro intersecarsi esistenziale, nelle loro profonde differenze
di carattere, nelle loro sinergie artistiche, nei loro insanabili conflitti. Schumann:
Robert & Clara esamina la vicenda umana, tragica, di Clara dal 1856 al 1896
e la sua vicenda artistica, fulgida. Tanto più importante è oggi
porre in luce la grandezza dell'arte di Clara in quanto il Novecento ha pienamente
rivendicato la dignità dell'interprete. Quattro postfazioni, che il lettore
può accogliere o cancellare dalla sua memoria, danno poi la parola ai due
protagonisti e a due importanti comprimari di questa storia affascinante.
FONDAMENTALE!!!
Federica Leva
Radici di sabbia
Andante, Allegretto, Largo, Animato con fuoco
Coll. I racconti della Musica, 5, novembre 2002, p. 162, cm. 15x21, 12,91
88-87203-17-2
Un racconto che dura una notte, dal sorgere della luna al fiorire dell'alba. E
sulla spiaggia, seduto ad un pianoforte bianco, un geniale pianista suona, ripercorrendo
sui tasti lo spartito invisibile della propria vita. Una vita scandita dal ritmo
d'una contrastante, sanguigna suite, dove riecheggiano le opere tormentate di
Beethoven e i notturni melanconici di Chopin. Una vita sorta su radici friabili,
di sabbia, per divenire sempre più solida e tenace. È giovane, ma
ha conosciuto la Morte e l'Amore. E su tutto, ha vinto con la Musica... La sua
Musica, una voce divina che soltanto lui può inventare e suonare, un'essenza
che alita in ogni pagina e domina su ogni gesto, ogni parola. Giunto in America
dopo la morte dei genitori, il danese Patrick Welz riprende a comporre, inventando
metodi rivoluzionari che ne rivelano l'immenso talento. Libro vincitore di quattro
Premi Letterari.
Alberto Cantù
Da Farinelli a Camilleri
Storie di parola per musica Prefazione di Giovanni Carli Ballola
Coll. I racconti della Musica, 8, giugno 2003, p. 184, cm. 15x21, 13,00
88-87203-21-0
Dai prodigi del più celebre castrato, alla musicalità, ora scabra
come l'arsa Sicilia, ora scatenata e surreale (Catarella) del padre famosissimo
di Montalbano. Sono quattordici scritti. Meglio. Quattordici storie di parola
per musica quanto a temi e qualità affabulatoria della prosa di Cantù.
Dalla Commedia giocosa (Cimarosa), con le sue ferree regole teatrali, a Gluck,
guardiacaccia per nascita e intellettuale per vocazione, a lavori su Cristoforo
Colombo dove si privilegia un libretto del grande Felice Romani. Da Verdi, con
la censura romana che mette la mordacchia al Trovatore, a Puccini, cuore del volume
con un ampio trittico su Madama Butterfly, La fanciulla del West e Turandot incluso
il nuovo finale di Luciano Berio. Come scrive Carli Ballola nella Prefazione,
in questi scritti, da protagonista, il critico musicale si fa alleato prezioso
di quello letterario in una simbiosi che, nel mondo della cultura odierna, incline
alla settorialità, non è facile a trovarsi.
Piero Rattalino
Sergej Prokofiev
La vita, la poetica, lo stile
Coll. I racconti della Musica, 9, settembre 2003, p. 276, cm. 15x21, 20,00
88-87203-22-9
Se si scorre il catalogo delle opere di Prokofiev si capisce subito quanto vasti
fossero i suoi interessi di creatore. Nessun grande compositore del '900, e nemmeno
del„l'€'800, presenta una così ampia sventagliata di generi
trattati o, meglio, nessuno ha lasciato tracce profonde in ogni campo della musica.
Per trovare un altro Prokofiev bisogna risalire al '700 e imbattersi in Mozart.
Il pubblico del '700 «€consuma€» almeno al 90% musica contemporanea
e chiede al compositore novità e novità, il pubblico del '900 è
soprattutto consumatore di musica stagionata e chiede all'interprete ciò
che l'avido dente del tempo non ha potuto sgretolare.
TERZA RISTAMPA!!!
Davide Ielmini
Musica scritta di quotidiana inutilità
Pres. di Fabio Sartorelli
Coll. I racconti della Musica, 10, ottobre 2004, p. 96, cm. 15x21, 10,00
88-87203-27-X
Chi sono gli intellettuali? A che servono e come sono fatti? Li si può
riconoscere, ci si può fidare, qualcuno li ha traditi? Che succede in queste
pagine di tanto sconcertante? Tutto. Questo libro è un luogo nel quale
ci si può perdere e ritrovare perché narra di una società
che gli uomini hanno reso invisibile, di storie immaginate, di personaggi cinici
e fragili, protagonisti di un continuo alternarsi tra commedia e dramma giocati
sul filo del rasoio. Neppure Varèse, Bernstein, Freud, Bauman -- voci fuori
campo -- riescono ad infondere sicurezza alle figure di un teatro che cambia spesso
scena, tanto vivace quanto profondo e lesto nel generare la curiosità dei
lettori, anch'essi parte di questi scritti fatti di lealtà, paure, contraddizioni,
desideri.
Hector Berlioz
I grotteschi della musica
Trad. di Alessandro Taverna
Coll. I racconti della Musica, 11, ottobre 2004, p. 306, cm. 15x21, 20,00
88-87203-28-8
Nei Grotesques de la Musique il mondo della musica può diventare un incubo.
Orchestre che preferiscono dare le spalle al direttore, spregiudicati fabbricanti
di pianoforti del tutto sprovvisti di tasti neri, dame stravaganti che grattano
via dagli spartiti i bemolli superflui, sedicenti virtuosi che non riescono a
produrre una sola nota dal loro strumento, primedonne dispotiche che presumono
di correggere le opere di Mozart. Pubblicato per la prima volta nel 1859, viene
proposto soltanto adesso al lettore italiano. È la scoperta di uno scrittore
degno di stare a fianco di Baudelaire o Flaubert, un letterato altrettanto visionario
del musicista che tutti noi conosciamo.
INDISPENSABILE!!!
Piero Rattalino
La vera storia di ``Amadeus'' e altri racconti
Coll. I racconti della Musica, 12, febbraio 2005, p. 204, cm. 15x21, 15,00
88-87203-30-X
Da un'esperienza di vita teatrale, da una «grana», da un'osservazione
didattica, da una riflessione critica, da un moto di fastidio, da una domanda
impertinente, dai tanti casi di un'esistenza incanalata nell'alveo della musica
può nascere una semplice annotazione o un'analisi più ampia o un
racconto in cui la realtà perde i suoi conno„tati e scivola nell'apologia.
Tredici storie. Tredici occasioni per immaginare vicen„de virtuali partendo
dalla concretezza di un accadimento magari minimo ma ricco di implicazioni e di
risvolti che non appaiono evidenti alla prima occhiata ma che, viceversa, aprono
poi orizzonti impensati. Questo è il filo conduttore di una serie di scritti
che, nati in un lunghissimo lasso di tempo, toccano problemi ancora ricor„renti
e, forse, eterni.
250º ANNIVERSARIO
David Toro
Johann Sebastian Bach
Dialoghi e divertimenti
Pres. di Giacomo Manzoni
Coll. I racconti della Musica, 13, giugno 2005, p. 122, cm. 15x21, 13,00
88-87203-31-8
Perché tante musiche di Johann Sebastian Bach fanno pensare a relazioni
ignote, a luoghi utopici, a dimensioni interminabili?. Forse perché in
esse non vi è nulla che rimandi direttamente a elementi e aspetti riconducibili
a pratiche storiche dell'attività musicale. Eppure la musica di Bach è,
per unanime convinzione, una musica tecnica, legata ad una pratica addirittura
secolare, ad un artigianato che sembra avere poco a che spartire con le profondità
metafisiche. Come è possibile, allora, che la sua arte af„fascini
ancora oggi milioni di ascoltatori e inquieti per la sua semplice complessità?
Nessuna ipotesi o intuzione ha valore finale o decisivo, perché -- come
ci insegna il Signor K. -- la via migliore per avvicinarsi alla realtà
è quella di lasciarsi sedurre dal un sano esercizio del dubbio.
Hector Berlioz
Lettere a Orfeo
A cura di Alessandro Taverna
Coll. I racconti della Musica, 14, giugno 2005, p. 132, cm. 15x21, 13,00
88-87203-32-6
A Parigi nel 1859 la resurrezione dell'Orfeo ed Euridice al Théâtre
Lyrique assunse le proporzioni di un successo senza precedenti. Del clima di incontenibile
entusiasmo che salutò il capolavoro di Gluck nella ripresa curata da Hector
Berlioz e cantata da Pauline Viardot ci informa perfino Gustave Flaubert: Questo
inverno sono stato due volte a teatro, due volte per ascoltare la Viardot nell'Orphée.
È una delle più grandi cose che conosca. Da molto tempo non provavo
un tale entusiasmo. In questa raccolta di lettere è possibile seguire giorno
per giorno la preparazione di un evento musicale del tutto eccezionale, come pure
si possono riconoscere i segni della passione che infiammò Berlioz. Le
lettere, indirizzate alla cantante che avrebbe interpretato il ruolo di Orfeo
e che avrebbe dovuto interpretare la nuova opera di Berlioz, si rivelano come
un documento dai risvolti sconvolgenti.
Anna Rastelli
Amata Vienna
Personaggi, storie e digressioni fantastiche
sulla vita di Franz Schubert
Coll. I racconti della Musica, 15, ottobre 2005, p. 164, cm. 15x21, 15,00
88-87203-36-9
Un viaggio in ventidue racconti che attraversano il mondo di Franz Schubert. Nella
Vienna dei primi anni dell'Ottocento, dove l'eco della scomparsa di Mozart ancora
non si è spenta, incontriamo Salieri, Haydn, Beethoven, Napoleone, l'imperatore
Francesco II e altri ancora. Uno ad uno compaiono gli amici più fedeli.
Tra questi artisti o sognatori o vagabondi la figura di Schubert appare e scompare,
sempre colta però in atteggiamenti e momenti reali e documentati sulle
testimonianze che scrissero gli amici molti anni dopo la sua morte. La vicenda
dell'Incompiuta, ma anche Schubert come Orfeo moderno, interprete di un destino
universale, che nei dettagli di una vita esclusivamente viennese colse i segni
dell'esistere umano, lasciando a noi l'eredità di un viaggio di una ricchezza
senza limiti nella mutevole realtà del mondo.
Alessandro Zignani
Manuale
di sopravvivenza
per il musicista classico
Coll. I racconti della Musica, 16, febbraio 2006, p. 410, cm. 15x21, 20,00
88-87203-38-5
Gaffes, svarioni, scivoloni, marpioni; primedonne con e senza gonne; noie e paranoie,
schizofrenici senza freni: tutto ciò che fa la ``musica classica'', e molto
di più. Dal grottesco al sublime, e ritorno, non senza escursioni nel parcogiochi
dell'interpretazione. Storie, vicende, aneddoti; affabulazioni e supposizioni:
il libro si presenta come un manuale sui generis al quale, però, non manca
nulla. Gli interpreti vi troveranno il perché son diventati tali. I melomani
tanta ``diavolina'' per rinfocolare la loro passione. Gli studiosi un trasgressivo
antidoto ad ogni Urtext. La sfida è: ridendo, dire cose serie; il fine:
smuovere la parési della Musica in Italia, magari a prezzo di, un esercizio
riabilitativo dietro l'altro, farle scriccare qualche osso... Alla fine del percorso,
chi sarà sopravvissuto al freeclimbing dei paradossi giungerà sull'Altopiano
della Settima Parte, dove la presenza dei Geni rende l'aria tersa e rarefatta.
NOVITÀ: i Grotteschi 2006
Gianni Gori
Bru¨nnhilde
Morte a Trieste
Coll. I racconti della Musica, 17, giugno 2006, p. 202, cm. 15x21, 15,00
88-87203-44-X
Durante la tournée della compagnia di Angelo Neumann con il ciclo del Ring,
il 2 giugno 1883 a pochi mesi dalla morte di Wagner si spegneva a Trieste il soprano
Hedwig Reicher Kindermann, una delle grandi voci del secondo Ottocento e una delle
maggiori interpreti del dramma musicale wagneriano. Non biografia di artista,
ma ipotesi narrativa, romanzesco «€capriccio€» sulla solitudine
di una leggendaria Brünnhilde. Hedwig Reicher Kindermann cade malata dopo
la rappresentazione del Rheingold (dove ha cantato nel ruolo amatissimo di Erda)
al Politeama Rossetti, compie uno sforzo estremo per cantare ancora Götterdämmerung,
muore pochi giorni dopo a soli 29 anni in una camera d'albergo. Il lungo racconto
ne ripercorre il viaggio, i successi personali, le insoddisfazioni, le riflessioni
sulle sue fallimentari esperienze familiari, l'incubo della malattia incombente,
il malessere, i presagi, le atmosfere sulle quali aleggia sempre l'eco wagneriana.
Le suggestioni della fantasia si sovrappongono nel racconto alle testimonianze
storiche. Tra queste assume contorno singolare, proprio negli ultimi giorni di
vita, l'incontro di Hedwig nella Trieste di Italo Svevo, Ferruccio Busoni, Julius
Heller, con il giovane Gian Carlo de Wannieck. A lui appartiene l'epilogo toccante
della storia: sarà appunto de Wannieck ad offrire alla sfortunata Brünnhilde
l'ultimo sonno nella tomba voluta per sé e per la Kindermann nel cimitero
di Sant'Anna.
NOVITÀ GIUGNO 2006
Alessandro Nava
Il terzo uomo di Mussolini
e altre varianti alle Fonti della Storia d'Italia
Coll. Musica e Storia, 1, settembre 2002, p. 204, cm. 15x21, 12,91
88-87203-16-4
Da Verdi alla Prima Crociata. Il 28 aprile del 1945 Benito Mussolini veniva giustiziato
a Bonzanigo, sul lago di Como, dal gruppo Comunista guidato da Luigi Longo. Tuttavia
un'ambigua testimonianza orale, raccolta trent'anni dopo i fatti, getta un'ulteriore
ma non meno probabile luce sulla fine del dittatore italiano. Analogamente, un
documento celato, per volontà testamentaria, per un secolo, rivela un volto
nuovo degli ultimi vent'anni della vita e dell'opera di uno dei padri della patria,
Giuseppe Verdi. E ancora scendendo la valle sempre più caliginosa dei secoli
ecco venirci incontro le figure Controriforma, l'empito di rinnovamento dell'Umanesimo
e del Rinascimento, la Prima Crociata. La fatica del raccontare, dunque, l'integrità
del documento, la caducità delle sostanze materiali e, infine, l'infedeltà
che sta alla base di ogni tradizione orale, hanno sempre fatto delle fonti storiche
veri labirinti di specchi.
Stefano Crise
Un silenzio cantato
Hausmusik e scrittori nella Trieste asburgica
Coll. Musica e Storia, 2, febbraio 2006, p. 290, cm. 15x21, 20,00
88-87203-39-3
Nella seconda meta dell'Ottocento, la musica a Trieste si manifesta attraverso
consolidate liturgie: quella pubblica del teatro e quella privata della Hausmusik,
la musica in casa, autentico rito distintivo della borghesia triestina. Le preferenze
musicali di simile milieu culturale appaiono quindi disomogenee, divise tra le
nostalgie legate al secolo passato e le trasformazioni che avanzano in quello
entrante. Muta il gusto perche´ non e piu appagante la semplice Hausmusik
connotata dalla rassicurante tonalita delle composizioni pianistiche di Ascher
o delle canzoni di Rotoli. Trieste, citta italiana ma fino al 1918 ancora sotto
il dominio asburgico, puo essere presa ad esempio percio di comportamenti atipici,
elaborati negli scritti di tanti uomini di cultura affascinati ed influenzati
dalla straordinaria potenza.
Guido Corti
Il Corno
Pres. di Piero Farulli
Coll. L'Espressione della Musica, 1, settembre 1998, p. 142, cm. 21x29,7, 46,48
88-87203-01-6
Guido Corti, cornista di fama internazionale, racconta il suo strumento illustrandone
oltre due millenni di storia. Questo libro è frutto di una grande passione,
la stessa che ha ispirato generazioni di grandi Compositori, della quale il lettore
ora potrà godere. Un approfondimento degli aspetti tecnici, costruttivi
e didattici completano quest'opera, ampiamente arricchita da illustrazioni inedite
e tavole musicali.
Fabrizio Meloni
Il Clarinetto
Pres. di Riccardo Muti
Coll. L'Espressione della Musica, 2, novembre 2000, p. 300, cm. 21x 29,7, 46,48
88-87203-03-2
«Trasforma l'aria in musica!€» ripete Fabrizio Meloni rivolgendosi
ai suoi allievi... «€suono, vita, aria...€» cosi esprime
la spontaneita che caratterizza il suo modo di suonare. L'autore ci offre la possibilita
di accostarci al suo strumento in modo nuovo, raccontandone la storia e lo sviluppo,
i problemi relativi alla fisica del suono e il suo ruolo in ambito jazzistico
con uno sguardo alla scuola italiana. Il capitolo centrale, «€La fonte
invisibile€» e sicuramente il frutto di esperienze vissute insieme
a grandi musicisti e a grandi direttori, alla ricerca di colori e timbri diversi
per esprimere sempre e al meglio la compagna della sua vita: la Musica.
Gabriele Cassone
La Tromba
Pres. di Sir John Eliot Gardiner
Coll. L'Espressione della Musica, 3, settembre 2002, p. 352, cm. 21x29,7, 46,48
88-87203-12-1
Il libro più completo mai pubblicato dedicato interamente alla tromba.
La sua storia, equipaggiamento, tecnica, jazz, applicazioni dalla musica barocca
alla contemporanea, esempi musicali, costruzione spiegata da un grande interprete
e ricercatore di questo strumento. La sua esperienza maturata durante le performances
con i più grandi direttori e compositori viventi ha dato vita a quest'opera
di alto pregio e di grande interesse musicologico. Un libro insostituibile che
ha avuto estremo interesse a livello nazionale ed internazionale.
Documenti
della Musica
Luigi Inzaghi
Camillo Sivori
Carteggi del grande violinista e compositore allievo di Paganini
Coll. Documenti della Musica, 1, Febbraio 2004 , p. 336 con illustrazioni, cm.
21x29,7, 41,00
88-87203-23-7
Camillo Sivori è giustamente considerato l'unico allievo di Niccolò
Paganini, perché ha avuto dal grande Maestro quelle lezioni di violino
che l'hanno reso il suo erede e celebre in tutto il mondo. Ci si chiede ancora
oggi chi fosse effettivamente questo violinista, se più grande del suo
stesso Maestro o no. Suonava meglio o peggio di Ernst, Bazzini, Vieuxtemps e Joachim
che lo affiancarono nelle sue tournées europee? Perché Alfredo Piatti,
che suonò diverse volte con lui, lo strapazzò nel momento del dolore
e della morte? Perché un critico musicale di New York lo trattò
sempre come l'ultimo dei violinisti europei apparsi in America, mentre altri critici
lo osannavano come l'unico erede di Paganini? Chi erano i suoi amici intimi? La
sua fortuna si è spenta con lui, ma ingiustamente, perché lasciò
in eredità ai posteri il magistero del suo grande ed unico Maestro.
Luigi Inzaghi
Beniamino Gigli
Coll. Documenti della Musica, 2, luglio 2005 , p. 608 con 300 illustrazioni, cm.
21x29,7, 59,00
88-87203-26-1
La vita di Beniamino Gigli è stata tra le più affascinanti del secolo
XX. Gigli cantava ammirevolmente più di qualsiasi altro tenore del suo
tempo, escluso Caruso, in quanto possedeva la virilità di Martinelli, il
pathos di Caruso, la liquidità di Bonci, il temperamento di Crimi, la grazia
di Gayarre, la dolcezza di Angelo Masini e il calore di Roberto Stagno. I suoi
modi di fare contrastavano grandemente da quelli convenzionali degli altri tenori,
grazie alla sua voce che risuonava piena, ricca ed espressiva nel timbro. Oltre
ad aver cantato in 62 diverse opere di ogni genere dal 1907 al 1953, beneficò
una quantità enorme di persone, di enti privati e pubblici, da meritargli
medaglie, diplomi, onorificenze da capi di Stato e dalla Chiesa Cattolica. Accusato
di collaborazionismo con nazisti e fascisti, venne escluso dal grande concerto
toscaniniano che inaugurò il Teatro alla Scala di Milano nel primo dopoguerra.
MONUMENTALE!!!
Luigi Inzaghi
Edoardo Camera il baritono di Puccini
Coll. Documenti della Musica, 3, febbraio 2006, p. 240 con 130 ill.ni inedite,
cm. 21x29,7, 41,00
88-87203-40-7
Collega di Tamagno, Borgatti, De Reské, De Lucia, Garbin e De Marchi, di
Hariclea Darclée, Angelica Pandolfini e Adelina Stehle, Edoardo Camera
visse i suoi anni più ardenti in quell'epoca che vide apparire opere come
Otello, Falstaff, Bohème e Tosca. Calcò le scene dei più
importanti teatri d'opera: La Scala di Milano, il Metropolitan di New York, La
Opera di Buenos Aires, il Lyrico di Rio de Janeiro, il San Carlo di Napoli e di
Lisbona, La Fenice di Venezia ed altri. La sua carriera fu in verità breve,
ma al repertorio romantico seppe accostare anche opere moderne e, in prima assoluta,
il Cristoforo Colombo di A.C. Gomes e Medio Evo Latino di E. Panizza.
Giorgio De Martino
L'utopia possibile
Vita, Musica e filosofia di Boris Porena
Coll. Personaggi della Musica, 1, Marzo 2004, p. 364 con illustrazioni, cm. 17x24,
25,00
88-87203-25-3
È compositore, amato dal suo maestro Goffredo Petrassi e stimato da colleghi
quali Nono e Maderna, eseguito alla Scala piuttosto che all'Accademia di S. Cecilia.
Dopo una lunga crisi compositiva oggi è uno degli autori viventi più
prolifici ed originali. Eppure... Chi è Boris Porena? Didatta rivoluzionario
e saggista e filosofo della cultura. Il libro offre un'introduzione alla vita,
alla musica ed al pensiero di Porena, col supporto di numerose autorevoli testimonianze.
Comprende inoltre il primo catalogo completo dell'opera e l'analisi di alcune
sue partiture. Contiene interventi di: A. Bernardini, P. Bucan, A. Del Bufalo,
G. Nappo, T. Porena Bucan, G. Tedeschi, P. Arcà, S. Cafaro, I. Cappelli,
F. Grütter, S. Guerra Lisi, L. Lombardi, V. Lo Nano, M. Manzitti, A. Masotti,
E.e Pappalardo, S. Scalzini, M. Scardovelli, G. Stefani, B. Streito, G. Taddei,
M. Verdone, O. Wehlmann, G. Zàccaro. Il catalogo è cura di Patrizia
Conti e l'analisi delle partiture a cura di Edoardo Lattes.
Cord Garben
Arturo Benedetti Michelangeli
In bilico con un genio Libro+CD con inedito
Coll. Personaggi della Musica, 2, Novembre 2004, p. 222 con illustrazioni+CD,
cm. 17x24, 35,00 compreso CD
88-87203-24-5
Di Arturo Benedetti Michelangeli poco o nulla si conosce della sua vita privata;
egli stesso affermava di non averne una, perché si dedicava allo studio,
all'esercizio e all'insegnamento. L'artista è invece conoscibile: si può
ammirare la sua straordinaria disciplina mentale, la perfezione tecnica davvero
unica e la coscienza ascetica della forma musicale. Cord Garben, produttore discografico
della Deutsche Grammophon, pianista e direttore d'orchestra, ha accompagnato dal
1975 al 1992 questo genio enigmatico, dal carattere schivo e ipersensibile, noto
anche per le frequenti cancellazioni dei suoi concerti. Il libro rivela per la
prima volta gustosi aneddoti sull'uomo ed importanti retroscena sulle celebrate
incisioni. Il CD allegato contiene fra l'altro una lunga registrazione inedita
di una prova del Concerto di Mozart KV 466: Benedetti Michelangeli e Cord Garben
a due pianoforti, con le illuminanti spiegazioni verbali del Maestro. Discografia
di Stefano Biosa.
TERZA RISTAMPA!!!
Francesco Sfilio
Nuova scuola violinistica italiana
Trad. a fronte inglese, francese, tedesco, spagnolo
Pres. di Giuseppe Gaccetta
Coll. Manuali e Metodi, Aprile 2002 , p. 108, cm. 22x32, 30,00
88-87203-11-3
Un dovuto atto di giustizia nei confronti del violinista Francesco Sfilio, scomparso
quasi completamente dimenticato negli anni '70, e, dall'altro, costituisce un
evento destinato ad incidere profondamente sul futuro della didattica del violino.
Nelle agili ma approfondite pagine di Sfilio, confluiscono infatti l'esperienza
e la sensibilità di uno studioso e didatta di altissimo profilo e, soprattutto,
i principî, i fondamenti, i segreti della tecnica violinistica paganiniana,
dato che Sfilio fu allievo diretto di Camillo Sivori, l'unico discepolo di Paganini.
Se a ciò aggiungiamo la costante attenzione posta dal volume verso il contesto
culturale entro cui tale tec„nica è venuta a svilupparsi, si comprenderà
l'importanza di questa iniziativa editoriale, destinata principalmente ad allievi
e docenti di violino, ma anche ai semplici appassionati desiderosi di approfondire
le conoscenze in materia. Il volume, in lingua italiana, contiene le traduzioni
simultanee in inglese, tedesco, francese e spagnolo.
Francesco Sfilio
Alta cultura di tecnica violinistica
Pres. di Giuseppe Gaccetta
Coll. Manuali e Metodi, Aprile 2002 , p. 96, cm. 15x21, 10,00
88-87203-08-3
Francesco Sfilio
Advanced violin technique
Pres. by Giuseppe Gaccetta
IN ENGLISH
Coll. Manuali e Metodi, Aprile 2002 , p. 96, cm. 15x21, 15,00
88-87203-15-6
CD
Niccolò Paganini, Capricci
Giuseppe Gaccetta, violino
Prod. Trio Zecchini, 15,00
8 023525 000289
Un disco sensazionale dei Capricci di Paganini suonati da Giuseppe Gaccetta, l'unico
erede della sua scuola violinistica. La registrazione del 1931 è stata
rimasterizzata e restaurata nel 2006.
Un compact disc con registrazione
del 1931 da rulli
completamente
restaurata
DA NON PERDERE!!!
Piero Rattalino
Vladimir Horowitz
Il Mattatore
Discografia e Videografia a cura di Stefano Biosa
Coll. Grandi Pianisti, 1, ottobre 2005, p. 160, cm. 15x21, 15,00
88-87203-33-4
Mattatore. O showman. Ma showman non è abbastanza, per Horowitz. Rubinstein
era showman, era uomo di spettacolo entusiasmante ed emozionante. Horowitz era
più che uno showman, era entusiasmante, era emozionante, ed era inoltre...
elettrizzante, ma nel senso in cui Paganini parlava del suo personale elettricismo
in tempi nei quali dell'elettricità si sapeva ben poco, nei quali l'elettricità
rappresentava ancora un mistero arcano. Ascoltare due note fatte da Horowitz
e sentire un brivido che ti correva lungo la spina dorsale era tutt'uno. Però
il brivido è cosa di pelle, non di cuore e tanto meno di intelletto.
Per nostra fortuna, Horowitz si era appropriato di quel diritto anche quando
aveva ventiquattro anni. Il libro è impreziosito dal repertorio. La discografia
è curata da Stefano Biosa.
Piero Rattalino
Wilhelm Backhaus
Il Pastore
Discografia a cura di Luca Chierici
Coll. Grandi Pianisti, 2, ottobre 2005, p. 120, cm. 15x21, 15,00
88-87203-34-2
Pastore. Backhaus era come un pastore che, dopo essere asceso al pulpito con
la dignità rispondente al suo ufficio, non inizia direttamente il sermone
e lo fa invece precedere da poche parole di benvenuto.
Insomma, Backhaus preludiava sia prima di cominciare che tra un pezzo e l'altro,
adottando un costume antico ma dandogli un significato personale. C'è
ancora, si capisce, chi lo ricorda; ma chi lo ricorda -- e lo ricorda sempre
con venerazione -- sta oggi varcando per lo meno la soglia dei sessant'anni
ed ha comunque conosciuto un Back„haus che era divenuto interprete deputato
di Beethoven.
Questo libro, impreziosito dal repertorio e dalla discografia aggiornata, fa
un quadro completo di Backhaus uomo e pianista.
La discografia aggiornata è curata da Luca Chierici.
Piero Rattalino
Sviatoslav Richter
Il Visionario
Discografia e Videografia a cura di Stefano Biosa
Coll. Grandi Pianisti, 3, ottobre 2005, p. 240, cm. 15x21, 15,00
88-87203-35-0
Il visionario. Richter, tedesco per la carta d'identità, è più
russo di qualsiasi russo quando si tratta di palesare attraverso l'arte l'appartenenza
ad una civiltà. Russo, ed orgoglioso di esserlo. Russo, non specialista
della musica russa. La carriera di Richter è singolare non solo perché
cominciò a svolgersi in tutto il mondo quando lui aveva ormai quarantacinque
anni. È singolare anche prima, anzi, è persino singolare che sia
esistita quale fu. La creatività di Richter, che in senso lato era quella
dello storico perché veniva esercitata su testi storici, era del resto
sempre all'erta e trovava spunti fecondi dappertutto..., tranne che in Mozart,
in cui la sua poetica non si scostava sensibilmente dalla tradizione neoclassica
degli Schnabel e dei Fischer. Richter era uno che eruttava idee ma che poco
si preoccupava della loro diffusione. Il libro è impreziosito dal repertorio.
La discografia aggiornata è curata da Stefano Biosa.
Piero Rattalino
Arturo Benedetti Michelangeli
L'Asceta
Discografia e Videografia a cura di Stefano Biosa
Coll. Grandi Pianisti, 4, marzo 2006, p. 164, cm. 15x21, 15,00
88-87203-41-5
La leggenda di Arturo Benedetti Michelangeli comincia con la frase che il grande
Cortot pronuncio quando il diciannovenne pianista vinse il Concorso di Ginevra:
«€È nato un nuovo Liszt€». Se non propriamente
un nuovo Liszt si era rivelato in quel momento uno tra i maggiori geni che il
pianoforte abbia conosciuto.
Ma la carriera di Benedetti Michelangeli non fu soltanto un susseguirsi di trionfi:
vennero invece conquistati pagando un prezzo durissimo in termini di perenne
ricerca della perfezione che si collocava al limite estremo, e forse oltre,
delle capacita umane. Un destino di infelicita segnano il cammino di un artista
al quale faceva difetto una sola delle molte qualita che secondo Busoni sono
necessarie al concertista, il «€dominio sulle proprie sensazioni
in condizioni di ambiente irritanti€».
Il repertorio è di Stefano Biosa e Marco Bizzarini. La discografia aggiornata
è di Stefano Biosa.
Piero Rattalino
Glenn Gould
Il Bagatto
Discografia e Videografia a cura di Stefano Biosa
Coll. Grandi Pianisti, 5, marzo 2006, p. 206, cm. 15x21, 15,00
88-87203-42-3
1955. Un pianista di 22 anni esordisce a New York, pagando di tasca sua tutte
le spese. Venticinque persone assistono al concerto tra cui il responsabile
di una importante casa di dischi, la CBS, che offre al giovane un contratto
di tre anni. Il primo disco di Gould, con le Variazioni di Goldberg di Bach,
esce nel 1956, ed è una bomba: nel 1957 suona sotto Bernstein e Karajan,
e a 25 anni, senza aver vinto nessun concorso internazionale, è famoso
e richiesto in tutto il mondo.
Ma il mestiere del concertista rappresenta un perenne travaglio per Gould, che
a 32 anni tiene il suo ultimo concerto. La morte, che sopraggiunge nel 1982
per emorragia cerebrale, fa di lui un'icona. Ma perché Gould rifiutò
di svolgere la professione per la quale era nato, e attraverso quali sofferenze
fisiche e morali arrivò a rinnegarla, profetandone addirittura la vicina
scomparsa? La discografia aggiornata è di Stefano Biosa.
Piero Rattalino
Sergej Rachmaninov
Il Tataro
Discografia e Videografia a cura di Stefano Biosa
Coll. Grandi Pianisti, 6, marzo 2006, p. 150, cm. 15x21, 15,00
88-87203-43-1
La vita di Rachmaninov è nettamente divisa in tre distinti periodi. A
nove anni entra in conservatorio, a diciannove anni termina gli studi con un
brillantissimo esame di diploma in composizione che fa seguito ad un brillante
diploma in pianoforte, a vent'anni comincia la carriera del compositore e del
pianista che, dopo faticosissimi inizi, si afferma in tutto il mondo. A quarantaquattro
anni, perde ogni avere ed ogni certezza, emigra, e sceglie di ricominciare tutto
da capo ma come pianista-interprete. 19 anni di preparazione, 25 come compositore,
26 come interprete, sempre osannato dal pubblico, spesso osteggiato dalla critica
che vede in lui, sia come creatore che come interprete, solo un tardo epigono
del romanticismo. Come compositore appartiene a pieno diritto alla storia musicale
del Novecento e come interprete è un maestro con cui bisogna e bisognerà
ancora fare i conti. La discografia aggiornata è di Stefano Biosa.
Piero Rattalino
Ignaz Ian Paderewski
Il Patriota
Discografia e Videografia a cura di Marco Iannelli
Coll. Grandi Pianisti, 7, ottobre 2006, p. 128, cm. 15x21, 15,00
88-87203-46-6
Molto tempo prima che un attore diventasse presidente degli Stati Uniti, un
pianista era stato presidente del consiglio dei ministri e ministro degli esteri
di un paese, la Polonia, che dopo più di cent'anni riconquistava l'indipendenza.
Il Trattato di Pace che venne firmato a Versailles il 28 giugno 1919 reca anche
il nome di Ignaz Jan Paderewski, che era sì poliglotta -- cosa molto
opportuna, per un ministro degli esteri -- ma che in fatto di diplomazia era
tanto fervoroso quanto inesperto. Paderewski non riuscì ad ottenere la
nuova Polonia quale l'aveva sognata, si dimise sei mesi dopo aver firmato il
Trattato di Versailles, divenne rappresentante del suo paese presso la Società
delle Nazioni e nel 1921 chiuse la parentesi politica della sua lunga carriera.
Perché la Polonia mandò un pianista a rappresentarla a Versailles?
Perché era il solo personaggio polacco, dopo l'autore del Quo vadis Henryk
Sienkiewicz, scomparso nel 1916, che godesse di una fama e di un prestigio internazionali
indiscutibili. Grande pianista -- si discuteva se fosse il più grande
o se fosse da porre alla pari con Liszt -- ma anche accanito patriota, Paderewski
non aveva lasciato cadere nessuna occasione per riaffermare il diritto della
Polonia a ridiventare stato e nazione, e per la Polonia aveva affrontato molti
sacrifici. Poco prima di morire, nel 1941, quando la Polonia era stata nuovamente
spartita fra tedeschi e russi, egli disse, a chi gli chiedeva di suonare: “Non
posso suonare. Non suonerò fino a che il mio paese non sarà libero”.
Che cosa resta oggi, dell'utopia di Paderewski? Che cosa resta, della sua arte?
La ricostruzione della sua vita, dei suoi trionfi e delle sue sconfitte, è
l'epopea di un moderno eroe, di un cavaliere dell'ideale, e del solo pianista
capace di fare il sold out nell'enorme spazio -- sedicimila spettatori -- del
Madison Square Garden di New York. La discografia aggiornata è curata
da Marco Iannelli.
NOVITA
OTTOBRE 2006
Piero Rattalino
Artur Rubinstein
Lo Sciupafemmine
Discografia e Videografia a cura di Marco Iannelli
Coll. Grandi Pianisti, 8, ottobre 2006, p. 216, cm. 15x21, 15,00
88-87203-47-4
Tra il 1968 e il 1980 Artur Rubinstein, nato nel 1887, scrive l'autobiografia
mettendo insieme milleduecento pagine nelle quali non solo racconta di sé
ma dipinge un personaggio da consegnare alla storia, un personaggio che, dotato
da Madre Natura di enormi potenzialità, passa lentamente dalla dissipazione
all'autocoscienza ed infine alla saggezza. Questo percorso è in sostanza
veritiero. E tuttavia il personaggio è costruito -- sagacemente costruito
-- attraverso la smussatura di molti angoli e attraverso la messa in ombra o
la soppressione o l'enfatizzazione di certi particolari. L'autobiografia non
è agiografica, questo no, ma la realtà dell'uomo e dell'artista
è un po' più complessa e un po' più contradditoria di come
vi appare. In fondo, però, Rubinstein stesso ci dà la chiave per
capirlo veramente, più che in milleduecento pagine, in due frasi che
pronuncia in un convegno e che cita di passata nell'autobiografia: ``Amando
la vita come io l'amo, sono pervenuto alla conclusione che i brutti periodi
sono necessari affinché ci si possa rendere conto di quanto sia meravigliosa
e interessante. Le mie decisioni sono sempre state il frutto di una scelta fra
due alternative e alla fine è sempre stata la spinta della passione ad
avere la meglio''. Ciò vale sia per l'uomo che per l'artista, anzi, per
il concertista che resta sulla scena per ben settantasei anni, dall'esordio
a Berlino nel 1900 all'ultimo recital a Londra nel 1976. La passione guida il
cammino di Rubinstein, e alla sua passione il pubblico risponde con appassionato
consenso. La discografia aggiornata è curata da Marco Iannelli.
NOVITA
OTTOBRE 2006
Piero Rattalino
Claudio Arrau
Il Filosofo
Discografia e Videografia a cura di Marco Iannelli
Coll. Grandi Pianisti, 9, ottobre 2006, p. 168, cm. 15x21, 15,00
88-87203-49-0
Nel 1926 un pianista russo di ventitre anni, Vladimir Horowitz, esordisce a
Berlino. Ad ascoltarlo, in prima fila, c'è un pianista cileno di ventitre
anni, Claudio Arrau, accompagnato dalla madre sessantaseienne. Ascoltano, madre
e figlio, e restano senza fiato. Si avviano verso casa, e quando arrivano la
madre dice al suo ragazzo di mettersi a studiare perché ``lui suona meglio
di te''. Da Berlino la carriera di Horowitz prende il volo: Parigi lo consacra,
l'Europa lo applaude, gli Stati Uniti lo accolgono nel 1928 e ne fanno una star.
Arrau vince nel 1927 un concorso a Ginevra e comincia a costruirsi una carriera.
Lavora, si afferma molto lentamente, la sua velocità di apprendimento
è talmente favolosa da permettergli di mettere insieme un repertorio
sterminato, è stimato ma non ha charme. Nel 1941 lascia Berlino, dove
era vissuto per trent'anni, e si stabilisce negli Stati Uniti, di cui diventerà
cittadino nel 1979. È in grado di sostenere centoquaranta concerti all'anno,
e lo chiamano dappertutto, eppure è soltanto un solido professionista
di caratura internazionale, non una leggenda vivente com'è invece diventato
il suo coetaneo Horowitz. Ha quasi sessant'anni, Arrau, quando la Philips gli
affida la registrazione di tutte le sonate di Beethoven. E nel momento in cui
scompare a ottantacinque anni Wilhelm Backhaus, Claudio Arrau gli subentra come
beethoveniano deputato. Per vent'anni - morirà ottantottenne - sarà
un leader dell'interpretazione pianistica e non lascerà il suo sigillo
solo su Beethoven ma anche su una mezza dozzina di altri grandi autori. Il suo
lungo inseguimento di Horowitz si è concluso, e di fronte alla storia
saranno pari. La discografia aggiornata è curata da Marco Iannelli.
NOVITA
OTTOBRE 2006
Alberto Cantù
Yehudi Menuhin
L'Orfeo tragico
Discografia e Videografia a cura di Carlo Bellora
Coll. Grandi Violinisti, 1, ottobre 2006, p. 248, cm. 15x21, 19,00
88-87203-45-8
Yehudi Menuhin (1916-1999), ``il violino del secolo'', è un prodigio
di musica allo stato puro: un Orfeo in cui l'Istinto si fa Rivelazione. Senza
essere ``addestrato'' da virtuoso, restituisce con agio assoluto il Concerto
in re maggiore di Paganini ma sa anche, dodicenne, affrontare e risolvere nella
stessa sera un Concerto di Bach, quelli di Beethoven e di Brahms con la Filarmonica
di Berlino direttore Bruno Walter, Einstein che gli dice ``Ora so che Dio esiste'',
Arrau il quale nota: ``la musica fluiva da lui come se il dio lo usasse quale
messaggero''. A vent'anni, dopo un tour planetario, alla prima di tante crisi
a venire, come Orfeo si volta indietro per razionalizzare quello che gli dei
gli hanno dato e come Orfeo quando guarda Euridice, gli dei gli negano la maestria
naturale e suprema d'un tempo.
Per una carriera lunga settanta anni, resta il grande musicista e didatta, l'umanista
e filantropo, l'idealista utopico, colui che saprà vivere proiettato
nel futuro, anche come direttore d'orchestra, fino all'ultimo respiro. Il libro
è arricchito dalla discografia e videografia completa a cura di Carlo
Bellora.
Dopo il successo dei volumi dedicati ai ``Grandi Pianisti'', Zecchini Editore
ha deciso di inaugurare una nuova collana:
``Grandi Violinisti''.
Il primo volume è dedicato a Yehudi Menuhin che ha segnato l'interpretazione
del secolo scorso.
Il libro è siglato da una firma importante nel mondo della cultura musicale:
Alberto Cantù.
L'Autore ci racconta l'uomo e l'artista in un modo del tutto nuovo.
Il libro è arricchito dalla discografia e videografia completa a cura
di Carlo Bellora.
Piero Buscaroli
Svela il mistero
del Requiem
Ottobre 2006, p. 112, cm. 13x23, 20,00
88-87203-48-2
Mozart non volle finire il Requiem perche´ ne aveva vergogna. Come deliberata
punizione del vanitoso bugiardo che gli aveva negato il diritto a firmare il
suo ultimo lavoro, scrisse il Requiem del conte Walsegg Stuppach, e non il Requiem
di Mozart. Ma il piacere della vendetta gli fu tolto dal terrore, presto sopraggiunto,
che con tanti che ne mormoravano il «€segreto€», il «€Requiem
del conte Walsegg€» venisse davvero attribuito a lui. Il mistero,
i cento misteri del Requiem, sono tutti qui.
Io me ne persuasi dopo che nel 1991 ebbi comperato a Milano una delle nove copie
che vi si vendettero nella seconda edizione, «€Offenbach a/M, bey
Joh. Andre´, 31 Dezember 1826€», che contiene la lettera in
cui l'oboista Zawrzel di Amsterdam aveva raccontato all'Andre´ tutta la
miserabile storia. Il racconto, saldo e coerente, provvisto d'ogni evidenza
di autenticita , fu dapprima coperto e soppresso, poi ignorato e infine dimenticato
dai musicologi affinche´ trionfasse la catasta di menzogne che, fino al
giorno in cui crepo , il 6 Marzo del 1842, cinquant'anni e tre mesi dalla morte
del primo Marito, invento e racconto Constanze vedova Mozart e poi vedova del
Consigliere Von Nissen (il Von nobiliare era un'altra invenzione sua).
Friedrich Blume aveva intuito la verita , lo desumo da un vago e pure acuto
accenno; ma, gia vecchio, non ebbe l'animo di impegnarsi in una rissa austriaca
di quel calibro. Dopo che, ai primi di quest'anno, la Rizzoli ristampo la mia
Morte di Mozart del 1996, trasferii all'editrice Marietti il secondo libro,
gia pronto, Al servizio dell'Imperatore, e decisi di chudere i miei annali mozartiani,
il 25 Ottobre veniente, con il soppresso e ora ignoto racconto di Zawrzel. A
Milano il caso era talmente incognito, che nessuno penso a sopprimere le superstiti
copie dell'edizione Andre´, o a mutilarle di quella lettera bomba.
Che in questa piccola brochure e contenuta e ritessuta, come doveva, coi lacerti
ormai difficili a ricomporre. E tuttavia, vedra il lettore, ben chiari e leggibili.
Omaggio alla Verita , che gli storici della musica e i musicologi di mestiere
onorano cosi poco e cosi male.
James F. Green
Il nuovo catalogo Hess
delle opere di
Beethoven
Traduzione di Cristoforo Prodan
Ottobre 2006, p. XXXVI + 236, cm. 17x24, 25,00
88-87203-50-4
I cataloghi delle opere dei compositori del passato sono sempre stati considerati
appannaggio di specialisti e studiosi. Pedanti sequenze di numeri e numeretti,
riferimenti incrociati, notazioni criptiche, spesso disponibili solo nelle lingue
di origine del compositore o in inglese.
Il catalogo delle opere di Beethoven pubblicato da Willy Hess negli anni cinquanta
del secolo scorso, rappresenta tuttavia un'eccezione.
Di taglio decisamente antiaccademico il catalogo di Hess si basa sulla fondamentale
intuizione che tutto cio che era gia stato pubblicato di Beethoven non solo
non era tutto, ma che la cifra stessa del compositore, la sua poetica, poteva
essere compresa pienamente solo attraverso un allargamento del concetto di «€opera€»,
che ricomprendesse, tra le altre cose, anche le versioni abbandonate, i pezzi
incompiuti, gli studi e persino alcuni frammenti. E che queste nuove acquisizioni
non venissero solo pubblicate, ma che ne venisse data anche una visione in un
certo senso «€cartografica€», sotto forma di catalogo
commentato. Il suo catalogo dunque, che nasceva dall'esigenza di mappare tutto
cio che non era stato pubblicato nella vecchia Gesamtausgabe in vista di un
aggiornamento della stessa, completava in un certo senso l'immagine del compositore
stesso, mettendone in evidenza lavori mai pubblicati prima e svelando le caratteristiche
del suo processo compositivo.
Ma questa nuova edizione del catalogo Hess, curata da James F. Green, non e
solo una ristampa, e una traduzione, dell'ultima versione dell'opera di Willy
Hess. Come la voce narrante fuori campo che commenta le immagini di un documentario
storico, con la sapienza di chi sa come poi sono andate a finire le cose, cosi
Green aggiunge, ad ogni numero del catalogo Hess, le sue notizie aggiornate
su quello che e accaduto dopo, sia in termini di ritrovamento e conservazione
delle fonti originali, sia in termini di scoperte e conquiste di rilevanza musicologica
e storiografica. Ogni numero ci racconta una piccola storia.
Alla fine ne viene fuori un insieme di quadretti impressionistici, che ci danno
la sensazione di essere li , a rovistare tra le carte di Beethoven, mentre lui
ci guarda con benevolenza alle nostre spalle. Era forse quello che lui voleva,
esserci vicino, parlarci direttamente, oltre la vita, con la sua testimonianza
e col suo modo di significar per musica.
MUSICA
Rivista di cultura musicale e discografica
fondata nel 1977
Direttore responsabile:
Stephen Hastings
Pubblicazione mensile (10 numeri/anno)
p. 120 a colori, 6,90
Abbonamenti: 51,65 ann. (Italia) 92,96 bienn. (Italia)
80,05 ann. (estero) 147,19 bienn. (estero)
brossura - cm. 21x29,7
ISSN 0392554
Nata nel 1977, rivista autorevole nel campo della musica classica. I collaboratori,
scelti tra la crème della critica nazionale ed internazionale, aiutano
il lettore alla ricerca delle scelte migliori. MUSICA si divide in due parti:
monografie e recensioni. La parte monografica contiene interviste, biografie,
analisi musicologiche, forum e dibattiti su argomenti d'attualità. Le
recensioni sono dedicate prima ai compact disc e ai DVD di imminente uscita,
poi agli spettacoli dagli auditorium ai teatri italiani ed esteri. Altre rubriche,
inoltre, sono dedicate alle attualità, al cartellone, alle novità
discografiche, all'alta fedeltà, alla liuteria, agli strumenti musicali,
ai libri, alla musica classica su internet e quant'altro si possa dire intorno
alla grande musica.
MUSICA rappresenta l'Italia nella giuria dei Midem Classical Awards a Cannes,
la più importante manifestazione internazione che si svolge nella cornice
della Croisette presso il Palais des Festivals.
MUSICA - INDICI DELLE ANNATE 1992-2004
Supplemento a MUSICA n. 172 - dic. 2005-gen. 2006
dicembre 2005, p. 384, cm. 21x29,7, 35,00
La pubblicazione contiene:
L'elenco di tutti gli articoli
di approfondimento
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L'elenco di tutte le interviste
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Oltre 15.000 dischi con i giudizi sintetici
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Oltre 32.000
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2.075 compositori
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